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Understanding the older consumer market: gli anziani e il mercato o il mercato degli anziani/5


The Golden Economy
The consumer Marketplace in an Ageing Society
Resarch by ILC-UK for Age UK October 2010

Il divario digitale

Uno studio dell’Elsa sui beni durevoli realizzato in Inghilterra mostra un tasso relativamente basso di possessori di computers tra le persone anziane. Circa il 64% di coloro che hanno un’età di 65 anni ed oltre dichiarano di non aver mai utilizzato Internet. Tra i “pericoli” o meglio tra le “criticità” che l’articolo mette in evidenza derivante da questo non utilizzo di internet si fa riferimento al peggioramento della qualità dei loro acquisti in termini di confronti e di valore di acquisto. Il mancato accesso al web determina quindi uno svantaggio in termini informativi che si traduce in una possibile riduzione in termini di convenienza nell’acquisto. La principale barriera riscontrata è rappresentata dalla mancanza di comprensione e “fiducia” di come pc e internet funzionano. La promozione dei benefici e vantaggi nell’accedere a internet, la formazione in piccoli gruppi, incentivi monetari per l’apprendimento sembrano essere i principali fattori che potrebbero di fatto ridurre questo divario digitale negli over 65. Un’altra barriera che viene evidenziata da chi invece utilizza internet è rappresentata dalla non usabilità dei siti web nei confronti delle persone anziane e quindi una scarsa attenzione da parte degli sviluppatori verso questa categoria di persone. Per quanto riguarda invece l’acquisto on-line, pertanto in questo caso ci si riferisce agli over 65 che invece utilizzano internet, la ricerca ha evidenziato che la paura e il timore di scarsa sicurezza verso i pagamenti on-line e relative frodi sono fattori frenanti come pure la difficoltà nel ricordare password per accedere ai siti e forms percepite di difficile utilizzo da parte di questa classe di età.

La protezione del consumatore Accedi per continuare a leggere il post

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Il rovescio della medaglia


L’aumento della aspettativa di vita –  l’Italia è nelle prime posizioni in Europa in questa positiva classifica – e del numero di over 65, ormai 12,6 milioni (dati Istat 2013), sono informazioni  note a chi frequenta il demografico.

L’altra faccia della medaglia riguarda i costi economici e sociali dell’invecchiamento della società, alcuni prevedibili, – aumento delle spese per pensioni e per assistenza sanitaria – altri meno.

Così ho messo insieme una serie di articoli che illuminano gli aspetti meno visibili del fenomeno.

In primo luogo circa 3milioni e mezzo di over 65 non sono autosufficienti , con pesanti conseguenze  economiche e organizzative  per le famiglie di appartenenza.  Sembra essere, questa,  una area di intervento privilegiato per i programmi di welfare aziendale.

Aumentano i reati commessi dagli over 65, soprattutto truffe e spaccio di droghe, mancando la prestanza fisica per i furti e le rapine (reati tra i più diffusi in Italia). Chi conosce il fenomeno afferma che “La necessità di superare le ristrettezze economiche, può spingere a commettere reati. Al di là degli episodi di cronaca, le dimensioni sociali del fenomeno sono notevoli: nel 2011, ultimo anno per cui sono disponibili i dati Istat, gli over 65 hanno commesso circa 38mila reati in Italia, con una distribuzione quasi omogenea tra Nord e Sud, a riprova del fatto che si tratta di crimini dovuti alla condizione di necessità individuale più che alla diffusione della criminalità nel territorio”[1] Accedi per continuare a leggere il post

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Understanding the older consumer market: gli anziani e il mercato o il mercato degli anziani/4


Il contesto della distribuzione

Continua la disamina di quanto emerso in “The Golden Economy. The Consumer Marketplace in an Ageing Society”, già oggetto di alcuni post precedenti.

E’ ora il momento di esaminare gli elementi di difficoltà che gli anziani incontrano nella fruizione della distribuzione al dettaglio.

Il punto di partenza cruciale è che fare la spesa diventa sempre più difficile man mano che si invecchia: come si vede nel grafico qui sotto riportato, si tratta di problematiche molto più sentite rispetto ad altre attività quotidiane, come telefonare o gestire il denaro.

Tabella 1

Fonte: ELSA Wave 3 Core respondents. Percentuali ponderate
Clicca sull’immagine per ingradire

I punti vendita

Quali sono i problemi ricorrenti che gli anziani affrontano nei negozi, in particolare nei supermercati? Accedi per continuare a leggere il post

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Maratona Contest: tre giorni a Scuola Coop


IMG_2630rI primi giorni di Aprile, 1, 2, 3, si è tenuto il penultimo modulo del Coop Contest, tre intense giornate che segnano il giro di boa di questa seconda edizione. Ancora un modulo, quello di maggio e poi via, in discesa verso la fine dei lavori e la chiusura del Contest 2014.

E il giro di boa, si sa, è un passaggio fondamentale: chi ha tirato fin dall’inizio, ci arriva con il fiato un po’ corto, chi ha navigato a vista, innesca la marcia più alta, chi gioca di strategia, rimane sulla scia consapevole di avere ancora molte energie da spendere.

In queste tre giornate abbiamo visto un po’ di tutto nei nostri gruppi: momenti di crisi, confronti intensi, aperture importanti e parallelamente abbiamo visto i lavori farsi sempre più concreti, sempre più definiti. Abbiamo visto strade che ancora si aprono e altre che vengono definitivamente chiuse.
Insomma, lavori in corso ma di quelli di cui inizi a vedere la fine.

Con noi il 2 Aprile c’erano gli Amici del Contest, colleghi delle cooperative e dei Consorzi che hanno dato il loro contributo e il loro supporto ai gruppi, ascoltando le presentazioni sullo stato dell’arte dei progetti e portando le loro opinioni, le loro indicazioni e suggerimenti per definire meglio i lavori. Di questo gruppo quest’anno hanno fatto parte anche alcuni partecipanti della passata edizione del Contest con i quali lo scambio ha portato alla condivisione  degli aspetti più emozionali dell’esperienza Contest: ansie, aspettative e desideri di ciascuno dei partecipanti. Accedi per continuare a leggere il post

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Understanding the older consumer market: gli anziani e il mercato o il mercato degli anziani/3


Pubblicato da Marco Dori, Unicoop Tirreno

La discriminazione di fatto

L’Ageism è un termine inglese con il quale si vuole significare la discriminazione verso gli anziani. Lo studio dell’ILC-UK for Age UK ci dice che in Inghilterra la discriminazione basata sull’età è più diffusa di quella di genere, etnia, religione, disabilità ed orientamento sessuale. “Il giovane è buono, il vecchio è noioso”, In particolare il mondo del consumo, del marketing e della pubblicità sono ageist. Diverse sono le testimonianze di casi di discriminazione applicate ai limiti di età: il massimo di età per il credito nel caso delle vendite online; diverse e più gravose fasce assicurative auto per le età più avanzate; strutture ricettive o SPA con   limitazione di età per l’accesso. Le forme di discriminazione si posso manifestare, inoltre, con modalità più sottili che ostacolano di fatto l’accesso delle persone anziane al consumo e al relativo mercato. Il problema si pone, quindi, sin dalla progettazione del prodotto, dal design. Sono diversi i prodotti che non sono né attraenti né facili all’uso (amichevoli). Le istruzioni sono spesso scritte con caratteri microscopici; i telefoni cellulari hanno tasti o modalità touch screen impraticabili;  l’illuminazione dei locali (la luce delle candele) non consente la lettura agevole dei menù senza occhiali da lettura; etc.. Le ricerche hanno evidenziato, per quanto riguarda l’usabilità, tre categorie di aree critiche: gli imballaggi, le informazioni e le istruzioni, la facilità d’uso e stile. Accedi per continuare a leggere il post

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Understanding the older consumer market: gli anziani e il mercato o il mercato degli anziani/2


Pubblicato da Sergio Bertona, Novacoop

3,5 quali aspirazioni della popolazione più anziana non sono attualmente realizzate?

Uno dei temi relativi all’accesso dei mercati riguarda le barriere che si frappongono tra la popolazione più anziana e la difficoltà di usufruire dei beni e dei servizi dei quali ha desiderio o ha necessità.
E’ utile pertanto comprendere quali siano i motivi per i quali la parte di popolazione più anziana non usufruisce delle opportunità che offre il mercato e, quindi, è utile indagare i motivi che determinano tali mancati acquisti.
Purtroppo, i dati in questa particolare area sono limitati.
Esiste un significativo calo nella partecipazione sociale fra i più anziani, particolarmente tra quelle fasce con età più avanzata.
La ricerca è stata orientata all’ottenimento di informazioni sulla frequenza di partecipazione alle diverse attività, al gradimento che ha procurato tale partecipazione e alla soddisfazione derivante dalla diversa frequenza alle iniziative stesse. Particolare interesse hanno avuto i dati sulla percentuale di risposte ottenute, sulla partecipazione alle diverse attività con una frequenza inferiore a una volta al mese ed è insoddisfatto di questa situazione.
È risultato che i più anziani avrebbero voluto partecipare maggiormente a queste attività. Complessivamente, quattro su dieci intervistati hanno dichiarato di essere scontenti per il fatto di non essere riusciti di seguire almeno una delle tre principali attività in modo regolare, e una proporzione analoga risulta anche tra coloro che lamentano la saltuarietà della loro partecipazione a eventi teatrali, concerti ed opera. L’analisi dei dati rivela che l’insoddisfazione per la saltuarietà della partecipazione alle diverse attività convive con altri fattori che generano inquietudine. I risultati sono sorprendente vari. In particolare emergono come predominanti le preoccupazioni di carattere economico ma, in generale, al rammarico per la scarsa presenza nella vita sociale.
Le analisi tuttavia sembrano non spiegare in modo convincente la variazione dei livelli di soddisfazione. Per esempio quando esamina il desiderio di andare al cinema, che il modello registra appena al disopra 7 per cento dei motivi d’insoddisfazione, si intuisce che una gamma di altri fattori influenzano il dato. È inoltre importante notare come l’età da sola non sia l’unica causa d’insoddisfazione. Ma ciò non avviene per via della scarsa frequenza alle diverse attività, ma per ragioni complesse che sono esposte di seguito. Accedi per continuare a leggere il post

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Understanding the older consumer market: gli anziani e il mercato o il mercato degli anziani/1


Pubblicato da Alessandra Gasperini

ilc-logoPerché approfondire la conoscenza dei comportamenti e delle scelte socio-economiche e culturali degli anziani? Perché non accontentarsi di fotografare questi comportamenti individuando l’ampia e indistinta classe di età degli over 65 e sostituirla invece con due o tre sottoclassi?

Queste alcune delle domande alle quali risponde il report di International Longevity Centre UK (think-tank pubblico\ privato di Oltremanica che studi la longevità): “The Golden Economy. The Consumer Marketplace in an Ageing Society”.

Ce ne occuperemo con questo ed altri post di prossima pubblicazione.

La finalità dichiarata è quella di individuare le barriere alla fruizione dei prodotti e servizi che incontrano le persone una volta superati i 55-60 anni e di individuare le cosiddette aree di “fallimento”, cioè quegli spazi di mercato non coperti in questo caso magari perché sconosciuti. Quali sono i bisogni degli anziani? Il mercato attuale riesce a soddisfarli? Chiaramente il rovescio della medaglia è quello di scovare opportunità di business ancora ignote… siamo, neanche a dirlo, in piena logica anglosassone ;-) Accedi per continuare a leggere il post

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Vita da Contest (2)


Pubblicato da Nicoletta Freschi, Unicoop Firenze

Immagine 798Al primo incontro, a dicembre, eravamo tutti un po’ spaesati e curiosi. Più di 80 persone provenienti da posti geografici diversi, ma da un unico grande mondo: Coop. Ci scrutavamo a vicenda, ciascuno stretto ai colleghi della propria Cooperativa. Detta così sembra un’immagine romantica e un po’ romanzata ma davvero era più o meno così: gli enti e le Cooperative potevano essere individuati nelle varie zone dell’auditorium a seconda dei capannelli di persone e riconosciuti attraverso l’accento della loro parlata.

Poi abbiamo iniziato a mescolarci, a parlare, a conoscerci e in un batter d’occhio eravamo già al secondo incontro. Nel frattempo abbiamo pensato, immaginato, ci siamo spremuti il cervello per trovare la nostra idea innovativa, L’IDEA che avrebbe portato Coop nel futuro, o almeno sempre più a spasso con i tempi.

82 idee… alcune folli, altre simili, alcune pronte a correre nel futuro, altre improntate alle esigenze del presente, altre ancora nostalgiche di un passato che non c’è più ma che ci piacerebbe tornasse a regalarci i suoi aspetti migliori.

82 idee ma solo una rosa di 10 destinata a diventare un progetto concreto e realizzabile. E allora ecco che ci ritroviamo a gennaio di nuovo a scrutarci, a parlare, a confrontarci, a girare fisicamente per l’auditorium alla ricerca dell’idea che più ci piace, di quella che più ci sentiamo pronti a spogliare, smontare, ricostruire e darle nuova vita, vestendola di un un pezzettino di noi stessi.

Fin qua la parte ludica e romantica. Al terzo incontro, a febbraio, un po’ di romanticismo si perde e si inizia a fare i conti con l’operatività progettuale.  L’idea  va resa fattibile: dall’Iperuranio in cui ciascuno di noi l’ha inserita deve necessariamente scendere e fare i conti con il mondo reale, con i limiti, le esigenze e i tempi che esso ci  impone. Ecco che all’interno del gruppo iniziamo a confrontarci in modo più mirato, guidati dai “Roncucci’s” e dai vari tutor. Questo processo dà vita alle prime empatie, ma anche a simpatiche antipatie. Lentamente ognuno si veste di un ruolo e gioca a fare quella parte: stiamo piano piano iniziando a conoscerci davvero, professionalmente, ma anche un po’ umanamente. Accedi per continuare a leggere il post

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Longevità: una rivoluzione sociale


Pubblicato da  Cristina Mayer, Unicoop Firenze

“Re-inventare la terza età potrebbe essere la più grande rivoluzione sociale che la generazione dei baby boomer abbia mai affrontato”.  Così Laura Carstensen, una delle fondatrici dello Stanford Center on Longevity in California, lancia la sua sfida. E’ allo Stanford Center on Longevity che si concentrano gli esperti di tutte le materie legate alla longevità e si conduce la ricerca che aiuterà tutti noi – giovani e vecchi – a essere pronti a questa rivoluzione sociale.

Il loro lavoro parte dalla constatazione che, in meno di un secolo, nei paesi del mondo più sviluppati, l’aspettativa di vita è incrementata di circa 30 anni. Il fenomeno è di epocale importanza: improvvisamente, e senza precedenti nella storia dell’umanità, ci troviamo di fronte ad un enorme numero di persone che vivono più a lungo. Si tratta di una delle più importanti conquiste dell’uomo e allo stesso tempo di una grande sfida. Infatti questi anni in più possono costituire un dono o un fardello a seconda di come vengono utilizzati.

La missione dello Stanford Center è quella di ridisegnare una vita più lunga. Il Centro studia la natura e lo sviluppo dell’allungamento della vita, alla ricerca di nuovi modi per far si che la scienza e la tecnologia risolvano i problemi degli anziani ed aiutino a migliorare le condizioni di vita delle persone di tutte le età.

Per raggiungere questi obiettivi occorre da una parte intervenire sulle politiche pubbliche e dall’altra modificare i comportamenti personali. Dare un senso all’allungamento della vita significa apprezzare la grande sfida dell’invecchiamento e valorizzare il contributo degli anziani alla società. Per questo il Centro cerca di promuovere il dialogo e la collaborazione tra organismi solitamente scollegati come gli esperti accademici, le aziende leader ed i responsabili politici, per trovare soluzioni adeguate a risolvere i problemi legati all’allungamento della vita. Accedi per continuare a leggere il post

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Le persone buone fanno mondi buoni


Pubblicato da Luisa Pilo

163_senza-titolo_12ottobre1Le persone incontrate a Scuola Coop, grazie al lavoro di Sergio Soavi di Coop Italia, sono state sempre capaci di portarci in altri mondi, mondi in cui, attraverso un pezzo di formaggio, un bicchiere di vino o di birra si entra nella vita delle persone, nelle giornate fatte di lavoro e passione, nelle storie che tramandano ricette e tradizione, nelle terre e nelle lingue che le raccontano.

Il 5 marzo, in occasione del Coop Contest siamo stati in Bosnia … no, non ci siamo proprio stati ma è lì che ci ha portato Rada, raccontandoci I frutti di pace e la loro storia.

Se li guardi da fuori I frutti di pace sono dei vasetti di marmellata e di nettare di lampone, more e mirtilli, buoni, dal sapore carico dei colori dei frutti di bosco: rosso vermiglio, viola e blu notte.

Le etichette sono fatte a mano, ricordano le confetture fatte in casa, con il corsivo incerto che avvolge il barattolo e gli da un nome, un gusto.

prodotti5-IMG_98411Se li guardi dentro I frutti di pace, se li assaggi e ascolti le parole di Rada scopri che i frutti non sono solo i frutti di bosco ma l’esito, il risultato di un lavoro iniziato poco più di dieci anni fa con il desiderio di riportare la vita, il lavoro, i legami tra le persone e quello con la terra in un paese sfaldato dalla guerra.

Nasce così la Cooperativa Insieme, per iniziativa di un gruppo di donne che ancora oggi insieme alle tante famiglie riunite in Cooperativa porta avanti il progetto di ricostruzione sociale e sostenibilità economica che si sviluppa con I frutti di pace.

Tutte le coltivazioni necessitano di cure costanti, hanno i loro tempi e le loro buone e cattive annate; I frutti di pace ancora di più, non si smette mai di coltivarli, non si smette mai di prendersene cura.

L’incontro con Rada ci ha raccontato il passato, la storia dei frutti di pace e proprio in questi giorni, nei quali la situazione in Bosnia si è fatta nuovamente critica, le sue parole risuonano ancora più forti e cariche di speranza.

Cooperativa insieme (link al sito)

Video Rada e la Cooperativa insieme a Scuola Coop (canale Youtube)

Con Rada c’era il fotoreporter Mario Boccia, fin dall’inizio segue la Cooperativa insieme.

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“Due storie. Il passato e un futuro possibile. Le armi sono il passato. Memoria che non può essere dimenticata. Le marmellate di Rada sono il futuro possibile. Mario Boccia ha vissuto gli ultimi venti e più anni nei Balcani. Ne è rimasto intrappolato. E’ il fotoreporter che, più di ogni altro, ha saputo cogliere la follia della guerra e dare umanità alla gente di quelle montagne e vallate. Mario non riesce a liberarsi di queste storie. Per noi è un bene: ci aiuta a sperare nel futuro” 

(Fonte: http://www.erodoto108.com/tag/cooperativa-insieme/)

Lamponi per la pace, articolo di Mario Boccia

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Parole a distanza


Scuola Coop propone delle interviste ai consulenti e agli studiosi con cui ha collaborato nel corso del tempo, per riflettere sulla situazione attuale secondo la materia e i temi trattati da ciascuno di loro. Abbiamo provato a farci raccontare come i diversi saperi si interrogano su quanto sta accadendo, quali prime riflessioni si alimentano verso un futuro che ancora non si sa quanto prossimo.