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altanSi! Anch’io penso che la cosa più importante siano i valori. Perché senza valori di riferimento la nostra sarebbe un’azienda come le altre.

Sì! Anch’io penso che dobbiamo valorizzare la nostra distintività: la distintività di questa immensa forza cooperativa che ha più di 150 anni di successi.

Sì! Anche io penso che le persone non sono numeri che il rispetto dei lavoratori sia la vera risorsa strategica del movimento cooperativo e i soci debbano essere  al centro della nostra attenzione.

Sì! Anche io penso che la solidarietà e il consumerismo siano il nostro compito principale e gli utili devono essere al loro servizio, non il contrario.

Sì! Anche io penso che i valori non sono un facile decalogo da utilizzare per farsi belli, ma una pratica quotidiana, una continua ricerca di coerenza, al prezzo di mettersi continuamente in discussione come uomini prima ancora che professionisti.

Sì! Io penso tutto questo…ma… sono calate le vendite e ho un sacco di cose da fare… se ne riparla un’altra volta?

Pubblicato da Enrico Parsi

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Il cervello: se lo conosci non lo eviti!


neuroscienze-e-managementSarebbe un tentativo vano quello di tentare una sintesi dei contenuti di questo libro: sia per la quantità degli interventi presenti, sia per la loro densità, che anche per la molteplicità, non sempre omogenea, delle prospettive presentate.

Però al termine della lettura si ha la sensazione che il rapporto tra le scoperte delle neuroscienze e le dinamiche organizzative sia estremamente serio, non eludibile.

Provo allora a riportare alcune sensazioni che ho ricavato.

Primo. Ancora del cervello e del suo funzionamento si sa il giusto, ma comunque di quello che si sa il 90% è stato scoperto negli ultimi 10\15 anni. Questo significa che ciò che eventualmente abbiamo imparato nei nostri percorsi di apprendimento istituzionale  va rimesso totalmente in discussione: non è detto che fosse sbagliato, però ora ci sono dei riscontri empirici con cui bisogna fare i conti, se non si vuole rimanere ancorati a pre\giudizi teorici. Leggi il seguito

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Il giorno della memoria. 70 anni fa, 70 anni oggi.


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Quando si arriva intorno al 27 gennaio, intorno al “Giorno della Memoria”, intorno al giorno in cui 70 anni fa furono aperti i cancelli del Campo di Auschwitz, mi trovo spesso scisso tra sentimenti contrastanti. Da una parte il piacere, tranquillizzante, di assistere al fiorire di molte iniziative: dai viaggi agli spettacoli, dalle commemorazioni alle pubblicazioni, dai convegni alla produzione cinematografica, che testimoniano interesse e attenzione da parte di molti, giovani e meno giovani. Non si tratta, infatti, soltanto di un’occasione di business sfruttata con qualche cinismo da una industria capace di manipolare le nostre coscienze, ma anche di un interesse reale. Dietro a tutte queste iniziative è facile immaginare i molti che lavorano, ricercano, studiano e mantengono viva la memoria dedicandole tempo ed energie (un pensiero particolare in questo senso andrebbe rivolto agli insegnanti, molti dei quali appassionati e generosi. Di loro si parla quasi solo per svalutarli in quanto “statali” e “fannulloni”). Una cosa confortante. Un I care, alla Don Milani, che fa sentire in buona compagnia. Leggi il seguito

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“Patto intergenerazionale e organizzazioni possibili”


manifesto dirigibile 21 copia“Oltre il confine” Viaggio nel mondo del management che pensa

2° incontro: “Patto intergenerazionale e organizzazioni possibili” Un futuro possibile

21 novembre 2014, ore 9,30, Scuola Coop di Montelupo Fiorentino
 

L’argomento su cui ci confrontiamo oggi è un fenomeno sociale, antropologico, psicologico ed economico che ci riguarda tutti indipendentemente dall’età, dal ruolo, dal genere.

La maggiore longevità della popolazione, infatti, ha conseguenze multiple e mette alla prova i criteri con cui abbiamo concretamente vissuto il patto tra le generazioni da una parte e i luoghi organizzati del vivere civile dall’altra, comprese le organizzazioni del lavoro e i luoghi istituzionali della politica e dello Stato.

Il ricambio generazionale ai vertici è certo importante, ma rischia di far concentrare il pensiero su aspetti riguardanti la esclusiva ricerca del potere. Se ai vertici di tutti le aziende, se ai vertici della politica, ci fossero solo giovani scintillanti e twittanti, avremmo comunque il problema di una popolazione lavorativa più longeva con implicazioni valoriali, economiche, organizzative non risolvibili con un algoritmo inventato da questa o quella società di consulenza. Questo fenomeno mette alla prova i criteri con cui abbiamo costruito nel tempo le nostre vite e le nostre organizzazioni e il disorientamento che molti di noi vivono non è un problema individuale. Ed è legittimo chiedersi quanto gli attuali disegni organizzativi siano in grado di reggere il cambiamento che ci coinvolge e quanto non siano parte in causa della crisi. È legittimo chiedersi come possiamo muoverci guardando al futuro a partire dal presente.

La giornata odierna è pensata per offrire stimoli, suggestioni e ipotesi.

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Organizzazioni del futuro/4


Pubblicato da Stefano Ferrata, Scuola Coop

Sono sincero: quando mi capita di fare una domanda presupponendo a grandi linee un certo tipo di  risposta, non ottenerla mi provoca un effetto di stupore che istintivamente cerco di annullare addossando la responsabilità all’interlocutore. Al limite se sono proprio in buona posso prendere in considerazione il fatto che non mi sono spiegato proprio benissimo e riarticolo la domanda utilizzando tutta l’arte retorica a mia disposizione, ma se tutto questo non funziona ancora?

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Verso il Festival: il manager che non c’è


Picture by repolona - http://www.flickr.com/photos/repolona/3509726702/sizes/m/in/photostream/

Articolo di Scuola Coop

Ho mangiato pane, economia e management per anni all’Università e alla fine ho desiderato di diventarlo anch’io. Manager. Era il desiderio genuino di dare un contributo per migliorare il mondo e la vita delle persone, a partire dalla mia, perché no. Desideravo soprattutto essere soddisfatta del mio lavoro, del contributo che portavo alla mia organizzazione. Avevo una grande disponibilità di tempo da dedicare al lavoro e molta immaginazione. E neanche 30 anni.
Non mi sono mai piaciute le grandi società di consulenza, le divise grigie aziendali di lusso, le relazioni ultra formali. Ero pronta per la Coop! Accedi per continuare a leggere il post

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