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Alleati per Cooperare


Durante il percorso di Cittadinanza Cooperativa ci siamo posti questa domanda: come si genera cooperazione in una società? Quali sono le strategie che la favoriscono?

Per rispondere abbiamo attinto agli studi di Luigino Bruni, studioso di economia civile.

L’economia civile è quel filone di studi e ricerche che, in ambito economico, tenta di ricucire lo strappo tra individuo e società determinato dall’economia neo liberista. Si tratta di una prospettiva culturale di interpretazione dell’intera economia, che fonda le teorie economiche di mercato sui principi di reciprocità e fraternità, di sostenibilità economica, ambientale e sociale, in alternativa alle logiche che vedono l’uomo solo come soggetto oeconomicus e non come soggetto sociale. Leggi il seguito

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Ricchezza e disagio sono prima di tutto culturali


atenistas (2)Questa storia è onirica, per omaggiare l’Oscar a “La grande Bellezza”. Accosta fatti e persone lontane. Fa un giro largo ma arriva a interessarci molto da vicino (si invita il lettore ad andare oltre il terzo rigo).

Il governo Renzi si è da poco insediato e non possiamo che unirci al coro degli auguri. Nasce da un epocale terremoto a sinistra, che abbiamo seguito su tutti i media. In molti con disagio. Uno dei commenti più illuminanti che mi è capitato di leggere è quello di Leonardo Becchetti, economista (nota 1). In un suo post di questi giorni Becchetti distingue tra missione di governo, che consiste nel realizzare il miglior compromesso possibile in accordo con pezzi di maggioranza portatrici di visioni distanti, e missione culturale, che consiste nello studiare nuove idee, portandole progressivamente all’attenzione delle persone. Queste, stimolate dalle idee, possono col tempo modificare il loro voto, dando vita a nuove maggioranze possibili e nuove politiche praticabili, deduce Becchetti.

Ciò che ci resta addosso è la suggestione che le velocità con cui tutti ci muoviamo possano essere plurime e che ciò possa valere per ogni ambito della vita. Siamo alle prese con i morsi della crisi, prendiamo decisioni veloci, abbiamo lo sguardo basso e il problema impellente da risolvere: le persone nel loro privato (nessuno può tirarsi fuori), come le organizzazioni. Eppure, proprio con riferimento alle organizzazioni, quanto accade non deve indurci ad appiattire quello che pensiamo e ideiamo, cercando un conformismo “salvifico” nei modelli culturali e di governance del capitalismo tout court. Importare il modello unico anglosassone con dieci anni di ritardo, ad esempio, quando è evidente che ha già segnato il passo, è un rischio tipico per il nostro Paese, che periodicamente rincorre la chimera del nuovo. A ricordarcelo è Luigino Bruni, economista vicino a Leonardo Becchetti e Stefano Zamagni, nell’intervista che ha concluso il gruppo di studio di Scuola Coop “La Coop al bivio dell’economia civile” (nota 2). Accedi per continuare a leggere il post

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Presentazione del libro “Le prime Radici”, di Luigino Bruni. Milano, Coop Lombardia.


Pubblicato da Enrico Parsi

Milano, Coop Lombardia 4 aprile 2013. Vista da noi di Scuola Coop.

Per la prima volta nella storia ci capita di incontrare l’intero gruppo dirigente e la totalità dei quadri di una Cooperativa. Iniziativa voluta dal Presidente, Guido Galardi, e organizzata da Sergio Colombo e noi di Scuola Coop per riprendere in mano un argomento che sembra essere un po’ scomparso dalle riflessioni recenti, molto centrate sull’emergenza crisi e sui suoi aspetti economici.

Tutti insieme, dunque, ad ascoltare, riflettere e dibattere sull’Economia Civile dialogando con il Prof. Luigino Bruni. Circa tre ore di lavoro a cui è seguita una coda intrigante: la presentazione del Libro del Prof. Intitolato “Le prime Radici” con interlocutori di riguardo come lo stesso Presidente di Coop Lombardia Guido Galardi, e Gad Lerner. Nel merito dei contenuti non entro. Chi vuole può vedere i video dell’ iniziativa sul nostro canale You Tube.

Ma un piccolo dettaglio, non insignificante, del lavoro del pomeriggio va descritto.

Per introdurre il tema infatti abbiamo chiesto a tutti i presenti di rispondere a caldo, con pochissimi minuti a disposizione, a tre domande.

  1. Cosa intendete per “risultati di impresa”?
  2. Quali sono le cose che rendono, o potrebbero rendere, la vostra vita felice?
  3. Sulla base di quali criteri definite positivamente o meno il vostro lavoro?

Su 80 partecipanti abbiamo preso una trentina di risposte ed abbiamo provato a fare una sintesi.

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Sul merito…


I linguaggi e gli schemi con cui funzionano le organizzazioni sono un po’ come il nostro cervello ed il nostro pensiero. Possiamo essere consapevoli di cosa pensiamo (non sempre), ma in generale ci sfugge come si forma il pensiero stesso. Possiamo vedere qualcosa con gli occhi, ma del modo con cui produciamo una visione siamo per lo più ignari. Insomma, la nostra struttura fisica determina ciò che possiamo o meno percepire. E la stessa cosa accade nelle organizzazioni, qualsiasi esse siano. Che si tratti di un’ impresa, di una banca, di un’associazione di volontariato, la loro struttura, cioè l’insieme di linguaggi, procedure, regole, informalità che sono il tessuto su cui si fonda la trama dei comportamenti possibili, è nascosta. Così non siamo più consapevoli che anche le nostre possibilità di percezione ed azione organizzative, sono vincolate. Viviamo un mondo “oggettivo” senza renderci più conto che siamo nell’ impossibilità di vedere qualcosa di diverso da ciò che la  struttura a cui abbiamo dato vita permette di vedere. Le parole, il linguaggio che usiamo, si fanno gergo e finiscono per delimitare, non il mondo come siamo portati a credere, ma un mondo tra i tanti possibili. Un esempio ci viene dalla lettura di un altro bell’articolo di Luigino Bruni, questa volta sul tema del merito. Accedi per continuare a leggere il post

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Ego-nomia


Pubblicato da Enrico Parsi

La parola “economia”, è abusata e usata male, soprattutto nella sua versione aggettivo. Per es. quando diciamo “ …per ragioni economiche”. Quest’ultima frase, infatti, può servire a coprire le peggiori nefandezze in nome di un modello (il neo liberismo) che innanzitutto viene fatto coincidere con un’intera disciplina, l’economia appunto, a sua volta poi trasformata in un ente superiore sotto i cui schemi indiscutibili filtrare e piegare non solo la quotidianità dei luoghi di lavoro che abitiamo, ma l’intera esistenza, la vita nostra e del pianeta che ci ospita. Un ente superiore sotto i cui schemi costruire una gerarchia inattaccabile di valori che cerca di rendere ridicoli e insignificanti le passioni, la cultura, i legami sociali, la poesia e al contrario un pregio assoluto la ricerca di utilitarismi economici e quantificabili. Il fatto che questo modo di ragionare sia stato proposto come “pensiero unico” non dice nulla di serio sull’economia e sulla vita in sé, ma ci dice molto sulle caratteristiche di chi lo propone. Ad esempio la dice lunga sulla sua antidemocraticità intrinseca. I fenomeni complessi, infatti, andrebbero affrontati con una pluralità di linguaggi e di discipline. In economia, come in politica, come nella scienza, come nella religione, il pensiero unico non ha mai portato e non porta nulla di buono.
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RI-PRENDERE LA MISURA. Luoghi comuni e nuove mappe dell’agire economico


Giovedì, 10 Giugno, 2010

Seminario di presentazione del Rapporto Sociale Nazionale

Auditorium Scuola Coop Montelupo Fiorentino

SINTESI DEGLI INTERVENTI

L’intervento di Marisa Parmigiani, Responsabile del Settore Politiche Sociali ANCC, anticipa il 5° Rapporto Sociale. Ne emerge una fotografia lusinghiera di Coop. Si parla anche delle difficoltà nella elaborazione dei dati, che sono proprio difficoltà di misura e di elaborazione di criteri validi per tutti. Riportiamo anche la sua presentazione che contiene una sintesi del rapporto.

Aldo Soldi, Presidente ANCC, sottolinea quanto sia all’ordine del giorno una riflessione su come Coop si confronta nella società e nel mercato. Quanto cioè il confronto esclusivo sulle performance commerciali rischi di limitare, anche all’interno Coop, la consapevolezza di un progetto complesso e forse non equiparabile.

Donato Speroni ci racconta “I numeri della felicità”, titolo del suo nuovo libro nel quale si spiegano in modo semplice e avvincente in cosa consistono i recenti sforzi di economisti, sociologi e psicologi alla ricerca di nuovi e più adeguati indici per la descrizione dello sviluppo e come questi potrebbero anche aiutare a correggere le distorsioni che l’approccio economico classico ha contribuito a determinare in politica.

Laura Pennacchi mette in luce come negli ultimi 20 anni il neoliberismo sia stato fallimentare dal punto di vista dei risultati promessi e come si sia accompagnato ovunque ad un attacco ai diritti e al welfare. Affronta, smontandoli, i luoghi comuni che caratterizzano questa che più che una cultura appare una ideologia politica ed economica.

Luigino Bruni ci accompagna in un viaggio in cui è possibile immaginare una funzione civilizzatrice dell’economia e del mercato. Una visione dell’impresa in cui il profitto è vincolo per un progetto e non il senso unico del fare impresa. Un filone di pensiero niente affatto teorico, ma sempre vivo e degnamente rappresentato, talvolta in modo inconsapevole, anche dal movimento Cooperativo Italiano.

Video:

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