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WORKING LONGER, LAVORARE PIU’ A LUNGO


FotoIl rapporto 2013 dell’ILC International Longevity Center

In questo stringato e schematico rapporto l’ILC elenca, in modo quasi asettico, una serie di temi, apparentemente, pacifici. Si tratta, al contrario, di temi che modificheranno e, per altro, stanno già modificando drasticamente la nostra concezione della relazione che intercorre tra tempo di vita e tempo di lavoro, dell’ordine gerarchico valoriale che sussiste  tra tempo sociale e lavorativo e tempo  privato. Il prolungamento della vita lavorativa nell’età dell’anzianità, una piena e prolungata partecipazione delle donne al mondo del lavoro,  il superamento delle logiche ingannevoli della contrapposizione generazionale, l’accettazione della diversità, l’immigrazione come opportunità, il superamento dei limiti massimi dell’età lavorativa fissati per legge, sono tutti argomenti che contrastano fortemente con la nostra attuale visione del percorso di vita soggettiva e sociale, ancor di più se la inquadriamo nelle società mediterranee. Leggi il seguito

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Invecchiare si… ma attivamente!


http://www.villiard.com/blog/wp-content/uploads/2012/07/internet-aines.jpgL’allungamento della vita è un dato di fatto in tutti i paesi con economie sviluppate, è la naturale conseguenza del miglioramento delle condizioni di vita e dello sviluppo delle conoscenze scientifiche. E’ chiaro che il primo problema che salta in mente è quello dell’età pensionabile, destinata inevitabilmente ad un innalzamento per garantire la sostenibilità economica del paese.

Tuttavia, seppur necessario,  è riduttivo affrontare il “problema” (se così si può definire il fatto di vivere più a lungo) solo dal punto di vista pensionistico; occorre rivedere il rapporto persona-lavoro e le politiche che lo regolano. In altre parole il lavoro non deve più essere inteso unicamente come mezzo per sopravvivere ottenendo una remunerazione adeguata, ma deve essere soprattutto una condizione per contribuire allo sviluppo ed al miglioramento della società. Il lavoro non deve essere un sacrificio inevitabile ed un mero fattore produttivo ma un’espressione della personalità del soggetto. E’ evidente che oggi il successo delle imprese dipende sempre di più da un corretto equilibrio tra logiche di competizione (produttive) e logiche di collaborazione (personali).

Per apparire accettabili e condivisibili, le riforme volte a spostare più avanti l’età pensionabile, devono tenere conto di molteplici dimensioni, umane familiari sociali. Occorre dare una dignità diversa al lavoro. La Rivoluzione industriale ha imposto una concezione di lavoro incentrata sulla produttività, mettendo in secondo piano gli aspetti etici, teologici e antropologici. Il lavoro non deve essere solo rivolto all’ottenimento di una remunerazione in grado di sostenere consumi sempre più numerosi e sempre meno primari, ma deve essere inteso come un’espressione della persona che si realizza attraverso lo svolgimento della propria attività. Dal punto di vista teologico il lavoro è invece lo strumento attraverso il quale si concretizza l’opera di Dio, in particolare nei rapporti con la natura e con le altre persone. Leggi il seguito

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Longevità: una rivoluzione sociale


Pubblicato da  Cristina Mayer, Unicoop Firenze

“Re-inventare la terza età potrebbe essere la più grande rivoluzione sociale che la generazione dei baby boomer abbia mai affrontato”.  Così Laura Carstensen, una delle fondatrici dello Stanford Center on Longevity in California, lancia la sua sfida. E’ allo Stanford Center on Longevity che si concentrano gli esperti di tutte le materie legate alla longevità e si conduce la ricerca che aiuterà tutti noi – giovani e vecchi – a essere pronti a questa rivoluzione sociale.

Il loro lavoro parte dalla constatazione che, in meno di un secolo, nei paesi del mondo più sviluppati, l’aspettativa di vita è incrementata di circa 30 anni. Il fenomeno è di epocale importanza: improvvisamente, e senza precedenti nella storia dell’umanità, ci troviamo di fronte ad un enorme numero di persone che vivono più a lungo. Si tratta di una delle più importanti conquiste dell’uomo e allo stesso tempo di una grande sfida. Infatti questi anni in più possono costituire un dono o un fardello a seconda di come vengono utilizzati.

La missione dello Stanford Center è quella di ridisegnare una vita più lunga. Il Centro studia la natura e lo sviluppo dell’allungamento della vita, alla ricerca di nuovi modi per far si che la scienza e la tecnologia risolvano i problemi degli anziani ed aiutino a migliorare le condizioni di vita delle persone di tutte le età.

Per raggiungere questi obiettivi occorre da una parte intervenire sulle politiche pubbliche e dall’altra modificare i comportamenti personali. Dare un senso all’allungamento della vita significa apprezzare la grande sfida dell’invecchiamento e valorizzare il contributo degli anziani alla società. Per questo il Centro cerca di promuovere il dialogo e la collaborazione tra organismi solitamente scollegati come gli esperti accademici, le aziende leader ed i responsabili politici, per trovare soluzioni adeguate a risolvere i problemi legati all’allungamento della vita. Accedi per continuare a leggere il post

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A favore della longevità


Pubblicato da Marco Dori, Unicoop Tirreno

longNell’ultimo incontro del gruppo di lavoro del DEMOGRAFICO – scuola Coop, abbiamo acquisito un bello scritto sulla longevità, realizzato dalla Stanford Psychologist, Laura Carstensen. Un documento che confuta e ribalta gli approcci critici e al “negativo” al tema dell’anzianità che, anche al nostro interno, siamo usi a considerare. Approcci, generalmente non inclusivi, che privilegiano i temi medici, sanitari, assistenziali e della sicurezza (dl 81/2008), evidenziando, ad esempio, gli aspetti deteriorativi delle funzionalità fisiche (in primis i problemi scheletro muscolari) o quelli cognitivi e comportamentali inerenti allo scontro intergenerazionale e al ritardo culturale: ad esempio la non attitudine ai linguaggi informatici. Al contrario, i paesi anglosassoni, che evidentemente hanno una maggior tradizione sull’anzianità attiva e sulla permanenza al lavoro oltre i sessanta anni, ci dicono che “l’invecchiamento porta notevoli miglioramenti … in termini di aumento della conoscenza e della competenza”, dal momento che il miglioramento del nostro stato di salute e del benessere sono frutto del cambiamento culturale su larga scala,  della scienza e della tecnologia. Questi studi psicologici e sociologici hanno definito questo fenomeno come “paradosso dell’invecchiamento”, per il quale gli anziani “sono di sicuro più felici delle persone di mezza età e dei giovani”. Gli anziani hanno, infatti, una migliore relazione con il proprio vissuto emotivo, così come con la tristezza, in quanto sono in grado di affrontarla con maggiore “tranquillità”.  Ugualmente, le persone anziane, proprio perché si riduce il loro orizzonte temporale, rivolgono più attenzione e memoria alle informazioni positive, piuttosto che a quelle negative e futili. Accedi per continuare a leggere il post

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Che differenza c’è tra longevità e invecchiamento?


Pubblicato da Stefano Ferrata

Che differenza c’è tra longevità e invecchiamento?

Questa domanda sparata a bruciapelo ad una collega, per di più giovane, ha causato più di un attimo di smarrimento, risolto con il sempre elegante “ma in definitiva chi se ne frega”.

Mettiamo che invece a noi filodemografi possa interessarci. Lo abbiamo già affrontato svariate volte il tema dell’invecchiamento della nostra società mettendone in evidenza non solo le problematiche ma anche le opportunità (sulle quali chissà perché noi anta avanzati stiamo sempre più concentrandoci).

Ecco forse questa è una chiave di lettura semplice ma che può aiutare nella distinzione dei due termini.

Ci aiuta un capitolo del  libro di Rosina “ L’Italia che non cresce. Gli alibi di un paese immobile”.

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