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Ida


Pubblicato da Daniela Regnicoli

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Pawel Pawlikovski, Polonia e Danimarca, 2013

Un film in bianco e nero. Una storia minima. Un racconto lento e spezzato. Dialoghi  rarefatti e lunghi silenzi. Verità svelate e verità intuite.

Anna è una giovane novizia, si sta preparando a prendere i voti perpetui.

Ma prima di compiere il passo definitivo viene spedita dalla Superiora a conoscere la sua unica parente, una zia materna che in passato ha rifiutato di prendersene cura, preferendo lasciarla, orfana di entrambi i genitori, alle suore del convento.

E’ il 1962, la Polonia, risucchiata nell’orbita sovietica, è un paese poverissimo, devastato nel corpo e nell’anima dalla recente guerra, dai ricordi degli oscuri episodi collegati al patto Ribbentrop-Molotov, dall’esperienza dei campi di concentramento(Auschwitz, Birkenau..) da una interminabile serie di processi ai “nemici del popolo”.

Anna obbedisce alla Superiora e si reca a Varsavia a casa della zia, sorella della madre. Protetta dalla sua severa uniforme da suora, Anna osserva curiosa tutto quello che le si presenta, attenta e per niente impaurita. Accedi per continuare a leggere il post

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12 anni schiavo


Pubblicato da Daniela Regnicoli

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(2013) Steve McQueen, USA

Un regista nero: Steve McQueen e un tema: la schiavitù dei neri negli stati sudisti della federazione Americana, raccontata in prima persona da uno schiavo, arrivano agli Oscar del 2014 vincendo la più ambita statuetta – miglior film –  e con la delicata Lupita  Nyong’O anche il riconoscimento per la  miglior attrice non protagonista.

12 anni schiavo è il terzo grande film sui temi della schiavitù da parte di registi americani o di scuola americana (Steve McQueen è cittadino britannico) dopo l’ottimo Lincoln di Steven Spielberg e il feroce e energico Django Unchained di Quentin Tarantino. Un critico recupero delle radici e insieme una presa in carico delle drammatiche e, per certi versi, non onorevoli circostanze che originarono gli Stati Uniti d’America, la guerra civile e lo schiavismo, fanno da cornice a queste ripetute incursioni. Una sofferta riflessione al cui dispiegarsi non sembra indifferente la presenza di un Presidente nero alla Casa Bianca.

La storia – tratta dalle memorie del protagonista – ricorda la vicenda di Solomon Northup, un afroamericano nato libero, a Saratoga Springs, nello stato di New York. È un giovane colto e benestante: sposato, padre di tre figli, gran lavoratore, operaio e musicista, ben inserito e benvoluto dalla comunità locale. Un giorno del 1841 riceve, da parte di due sconosciuti, una proposta particolarmente allettante che si rivela un tranello: Solomon drogato, incatenato, privato del suo nome e della libertà, è trasferito su una nave in Louisiana e veduto come schiavo. 12 anni dura la sua prigionia.

Il film mostra gli atroci caratteri dello schiavismo: lo sfruttamento economico e sessuale dei corpi, la cancellazione della identità personale, le sadiche violenze corporali, il pieno potere sulla vita e sulla morte. Le relazioni impari, tra padroni e schiavi, sono il focus del film e l’esibizione dei corpi martoriati dei secondi la conseguenza di quelle. E il regista è impegnato a restituirci le dolorose sensazioni dei corpi costretti e percossi, privati della loro naturale libertà. Quello della privazione e della costrizione è, d’altronde, uno dei terreni d’indagine preferiti da McQueen, già percorso in Hunger e Shame, le precedenti opere del regista. Accedi per continuare a leggere il post

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Il capitale umano


Pubblicato da Daniela Regnicoli

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Italia, 2014, Paolo Virzì

E’ un film teso, drammatico, aspro, Il capitale umano. Esce con forza dagli stereotipi     della commedia, delineando un genere di dramma sociale, particolare e non comune   per l’Italia, nuovo per lo stesso regista.

Virzì ci offre una lettura amara e desolata della nostra società occidentale parlando di denaro e di potere, ma soprattutto di giovani, di figli e dei loro genitori.  Il cast è composto da bravissimi attori italiani: Fabrizio Bentivoglio, Fabrizio Gifuni, Valeria Bruni, Valeria Golino e da una straordinaria giovane attrice, Matilde Gioli.

La storia è congegnata come un giallo: si cerca il responsabile dell’ investimento mortale di un giovane cameriere, che in una notte di inverno torna a casa in bicicletta.

Gli sguardi di tre personaggi, Dino, Carla, Serena, ci portano nel ventre della storia e     ogni racconto aggiunge un pezzo di (parziale e personale) verità fino allo scioglimento dell’enigma. La scelta narrativa e il meccanismo del giallo sostengono il concatenarsi degli eventi, drammatici, che investono e mandano in frantumi il senso della vita di tre ragazzi  giovanissimi, la stessa Serena, Massimiliano, Luca, protagonisti del film. E in effetti di una questione fra ragazzi si tratta. Accedi per continuare a leggere il post

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Philomena


Pubblicato da Daniela Regnicoli

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Regno Unito, Francia, Stati Uniti, 2013, Stephen Frears

Tratto da una storia vera, Philomena racconta della forzata adozione del figlio di una giovane irlandese, scacciata dalla famiglia perché incinta e rifugiata nel convento cattolico di Roscrae. Philomena è anche uno splendido film dalle atmosfere british e una sceneggiatura perfetta. Gli interpreti sono eccellenti e la storia è tanto vera quanto straordinaria.

È una pagina molto triste del cattolicesimo irlandese (già testimoniata dal film Magdalene) quella che fa da sfondo alla storia di Philomena  Lee, la protagonista del film, impersonata da Judi Dench, in una prova superba. Negli anni ’50 la cattolicissima Irlanda preferisce rinchiudere le proprie figlie nubili incinte, preferibilmente povere, in conventi dove – in balia di suore, officianti di un Dio vendicativo e ossessionato dai “peccati” della carne – le ragazze sono umiliate, punite per la loro colpa e costrette a lavorare duramente.

Non solo, i bambini, – sottratti con la minaccia e l’inganno alle proprie madri – sono    “venduti” a ricchi americani cattolici.

È questo il destino dell’amatissimo bambino di Philomena, Anthony. Accedi per continuare a leggere il post

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La mafia uccide solo d’estate


Pubblicato da Daniela Regnicoli

La-mafia-uccide-solo-destate-poster-432x606La mafia uccide solo d’estate

Italia, 2013, Pierfrancesco Diliberto, in arte Pif.

Gli avvenimenti della nostra storia recente, dall’uccisione del Commissario Boris Giuliano quella dei magistrati simbolo della lotta alla mafia Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, scandiscono le tappe della vita di Arturo, giovane palermitano.

Sono anche gli anni in cui la questione mafia si trasforma – ad opera di tanti siciliani onesti – da problema locale a grande tema nazionale e il distacco e l’opposizione alla cultura mafiosa diventano fenomeno di massa soprattutto tra i giovani e i giovanissimi.

E il giovane Arturo percorre tutto questo periodo (anni 70-90), esprimendo in maniera assolutamente originale e personale, la sua estraneità culturale (pre-politica direi) alla mafia.

L’amore per la coetanea Flora e l’ammirazione sconfinata per Andreotti, si proprio lui il divo Giulio, sono i punti di partenza della sua educazione sentimentale e politica..

Arturo non si occupa di politica ma la politica si occupa quotidianamente di lui (viene   da dire) e in una città come Palermo la politica è continuamente intrecciata alla mafia.

Gli occhi di un bambino, originale attento e curioso, ci guidano a scoprire quel periodo irripetibile di sangue e di speranza.

Così i morti ammazzati dalla mafia diventano, nella generale omertà, uomini che “sono morti perché’ ci amavano troppo le femmine” (e Arturo comincia a temere conseguenze fatali per il suo amore per Flora). Così la pasticceria dove compra per lei il suo dolce preferito, diventa improvvisamente un luogo di cui aver paura perché’ la mafia lì inaugurala stagione della strage degli uomini dello Stato, uccidendo il commissario Boris Giuliano. Accedi per continuare a leggere il post

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Blue Jasmine


Pubblicato da Daniela Regnicoli

MV5BMTc0ODk5MzEyMV5BMl5BanBnXkFtZTcwMzI0MDY1OQ@@__V1_SX640_SY720_Blue Jasmine, Usa 2013, Woody Allen

L’ ultima fatica del prolifico regista newyorchese è un film triste, intriso di pessimismo, con poche speranze per il futuro.

Dopo la lunga trasferta europea, Woody Allen è tornato negli Stati Uniti. Il film è ambientato a San Francisco, ma l’antefatto – oggetto di frequenti flash-back – si svolge nei quartieri alti di New York, west e east coast unite dalla vicende della vita della protagonista.

Lei è Jasmine, la triste e depressa (blue) Jasmine del titolo, già Jeanette, una bellissima e raffinata donna (l’attrice Cate Blanchett), vedova da pochi mesi di uno spregiudicato finanziere arrestato per molteplici truffe e morto suicida in galera ( Alec Baldwin, sempre bravo e credibile). Vissuta fino a quel momento in un lusso esagerato e totale, è ora completamente senza mezzi: il fisco americano – infatti – le ha sequestrato tutto, proprietà immobiliari, gioielli, lo splendido guardaroba.

Ha chiesto aiuto alla sorella Ginger (Sally Hawkins) che vive a San Francisco, è commessa e frequenta un ambiente del tutto diverso. D’ altronde le due non sono sorelle di sangue ma adottate dalla stessa famiglia e Jasmine, dice la candida Ginger, ha preso il DNA migliore.

La bella vedova arriva a San Francisco e si installa in casa della sorella (che per ospitarlaha rimandato le sue nozze), è evidentemente disorientata, oppressa, in difficoltà. Accedi per continuare a leggere il post

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Venere in pelliccia


Pubblicato da Daniela Regnicoli

Affiche-du-film-LA-VENUS-A-LA-FOURRURELa Venus à la fourrure, Francia, 2013, Roman Polanski

Venere in pelliccia, ultimo film di Polanski presentato a maggio a Cannes e in questi giorni in programmazione nelle sale italiane, è una grande prova di regia e di recitazione.

Il film è tratto dall’omonimo libro – scandaloso e libertino – di Leopold von Sacher-Masoch stampato a Vienna nella seconda metà dell’ 800.

Inizia con la ricerca della protagonista dell’adattamento teatrale del testo letterario, Wanda, in un teatro di Parigi in una brutta serata autunnale.

Thomas, Regista e anche Adattatore del libro, conduce le audizioni.  E’ stanco al termine di una deludente giornata, quando appare lei, l’Aspirante Protagonista. Si chiama Wanda anche lei, è una donna matura, bella, sfrontata, sfrenata con qualche tratto di volgarità nei modi e negli abiti. Accedi per continuare a leggere il post

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Una piccola impresa meridionale


Pubblicato da Daniela Regnicoli

piccola impresa meridionaleUna piccola impresa meridionale.
Rocco Papaleo, Italia, 2013

Chi, come me, ha apprezzato e amato Basilicata coast to coast – nonostante una inadatta Giovanna  Mezzogiorno – andrà a vedere volentieri questo nuovo film di Rocco Papaleo.

La storia gira intorno a Don Costantino, lo stesso Papaleo, spretato per amore di una donna, che “ha preferito il prete all’ uomo”. É tornato al paese e la madre Stella – Giuliana Lojodice bravissima – lo esilia alla casa del faro, vecchia residenza della famiglia, per evitare chiacchiere in paese.

Non rimarrà solo per molto, una strana compagnia di giro si formerà nel giro di pochi giorni.  Magnolia, 40enne” escort in pensione” é la prima coinquilina. É la strepitosa Barbora Bobulova -più brava che bella, ed é bellissima-che dà vita ad un personaggio amabile, allegro, sognante e concreto. Ricordate Marylin Monroe in “Quando la moglie é in vacanza”? Il mood é quello.

A seguire arriva Arturo, Riccardo Scamarcio, bravo e credibile anche lui- pianista e titolare di scuola guida, abbandonato dalla moglie Rosa Maria- sorella di Costantino-  fuggita a Pechino (?) con l’amante. Anche lui ha voglia di evitare le chiacchiere e si rifugia alla casa del faro. Che però é una casa vecchia con il tetto sfondato e vari altri problemi, e la pratica Magnolia si incarica di chiamare qualcuno per aggiustarla.

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Anni felici


Pubblicato da Daniela Regnicoli

Anni feliciAnni Felici

Daniele Luchetti, Italia, 2013

Una solida commedia all’italiana quella di Luchetti. Il sorriso aiuta a guardare le difficoltà quotidiane e ricordare con pacificata emozione un passato anche drammatico.

   Il film ha un aggancio autobiografico: l’estate del 1974 i genitori del regista si separarono e gli avvenimenti precedenti sono osservati dai due figli, Dario [ Daniele Luchetti bambino] e il fratellino più piccolo.

   La storia: Guido e Serena, i genitori, sono belli, vitali, pronti a nuove esperienze ( i mitici anni ’70!). Il padre – il sempre bravo e sensibile Kim Rossi Stuart – e’ uno scultore d’avanguardia , alla disperata ricerca di una collocazione “fuori degli schemi tradizionali” che gli impedisce di ascoltare la sua autentica vena artistica. E’ squattrinato, desideroso di riconoscimenti, sprezzante con chi ha successo (venduto al sistema), legato alla sua famiglia ma disponibile a transitorie divagazioni. La madre – Micaela Ramazzotti – solare e ostinata, innamorata e gelosissima,  fa parte di una ampia, benestante, inclusiva famiglia di commercianti, speculare e complementare al mondo di Guido. I due sono molto innamorati ma emotivamente distanti, dipendente lei, insofferente lui. I loro screzi, le loro rappacificazioni sono platealmente offerti alla vista dei bambini. Molti di noi, bambini o adolescenti in quel periodo, ci troveranno una sensazione vissuta: essere spettatori del mondo adulto, non spiegato ma solo mostrato.

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Salvo


Pubblicato da Daniela Regnicoli

Un film di Fabio Grassadonia, Antonio Piazza Italia 2012. Menzione de La semaine de la critique al Festival di Cannes  2013.

L’ estate che non arriva regala ancora appuntamenti al cinema delle prime visioni e questa opera prima, premiata a Cannes,  è da non perdere.

Salvo è lo scagnozzo di un boss mafioso, il suo autista, la sua guardia del corpo. All’occorrenza uccide con facilità e perizia.  Un giorno entra, furtivamente, nella casa di una vittima designata per aspettarne il ritorno e lì trova anche la sorella, cieca.  Non la uccide,  la porta invece legata, in una fabbrica abbandonata, usata come un cimitero di mafia dove far scomparire il cadavere del fratello. La lascia lì reclusa, le sue intenzioni non sono chiare ma Salvo intuisce che Rita, la ragazza, improvvisamente, miracolosamente, sta riacquistando la vista. Torna alla fabbrica più volte, sottraendosi al controllo del suo gruppo di appoggio,  acquistando anche lui una nuova vista e una nuova consapevolezza. Il finale è tragico per Salvo che muore in un conflitto a fuoco con i suoi ex sodali: le regole d’ingaggio del mondo a cui appartiene non permettono una vita diversa da quella segnata. Salvo e Rita per mano aspettano il momento della separazione, la morte per lui, la fuga per lei.

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