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Lo scenario demografico italiano


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WORKING LONGER, LAVORARE PIU’ A LUNGO


FotoIl rapporto 2013 dell’ILC International Longevity Center

In questo stringato e schematico rapporto l’ILC elenca, in modo quasi asettico, una serie di temi, apparentemente, pacifici. Si tratta, al contrario, di temi che modificheranno e, per altro, stanno già modificando drasticamente la nostra concezione della relazione che intercorre tra tempo di vita e tempo di lavoro, dell’ordine gerarchico valoriale che sussiste  tra tempo sociale e lavorativo e tempo  privato. Il prolungamento della vita lavorativa nell’età dell’anzianità, una piena e prolungata partecipazione delle donne al mondo del lavoro,  il superamento delle logiche ingannevoli della contrapposizione generazionale, l’accettazione della diversità, l’immigrazione come opportunità, il superamento dei limiti massimi dell’età lavorativa fissati per legge, sono tutti argomenti che contrastano fortemente con la nostra attuale visione del percorso di vita soggettiva e sociale, ancor di più se la inquadriamo nelle società mediterranee. Leggi il seguito

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I 75 (anni) saranno i nuovi 65?


https://www.province.namur.be/photos/page/20140514_101535ville_amie_des_aines.jpg La sfida dell’invecchiamento della forza lavoro: il punto di vista delle imprese

“The Economist Intelligent Unit” ha realizzato uno studio sui cambiamenti che le aziende dovranno intraprendere per adattarsi all’invecchiamento della popolazione lavorativa. L’analisi è basata su un sondaggio svolto a ottobre-novembre 2013 su alti dirigenti di 480 imprese europee; sono inoltre state effettuate interviste in profondità con 7 esperti e dirigenti di aziende quali Bayer, Philips, BMW, McDonald’s.

Lo studio è disponibile su http://www.economistinsights.com/analysis/75-new-65 e qui si riportano le questioni salienti.

Come cambia il contesto

Dagli inizi degli anni ’70, la quota di popolazione europea in età lavorativa (20-64 anni) è cresciuta ogni anno. Il tasso di crescita è però gradualmente rallentato fino al 2012, quando ha invertito la tendenza e ha iniziato a decrescere, un trend che secondo la Commissione Europea continuerà per 40 anni.

Questo fenomeno ha profonde implicazioni per governi, cittadini e aziende. Non solo cambierà il concetto di pensionamento come lo intendiamo oggi, ma a fronte di una popolazione lavorativa quantitativamente in riduzione e sempre meno giovane, le aziende dovranno trovare il modo di trattenere i propri lavoratori più anziani e trarre il massimo dei benefici dalle loro competenze, conoscenze ed esperienza. Leggi il seguito

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Invecchiare si… ma attivamente!


http://www.villiard.com/blog/wp-content/uploads/2012/07/internet-aines.jpgL’allungamento della vita è un dato di fatto in tutti i paesi con economie sviluppate, è la naturale conseguenza del miglioramento delle condizioni di vita e dello sviluppo delle conoscenze scientifiche. E’ chiaro che il primo problema che salta in mente è quello dell’età pensionabile, destinata inevitabilmente ad un innalzamento per garantire la sostenibilità economica del paese.

Tuttavia, seppur necessario,  è riduttivo affrontare il “problema” (se così si può definire il fatto di vivere più a lungo) solo dal punto di vista pensionistico; occorre rivedere il rapporto persona-lavoro e le politiche che lo regolano. In altre parole il lavoro non deve più essere inteso unicamente come mezzo per sopravvivere ottenendo una remunerazione adeguata, ma deve essere soprattutto una condizione per contribuire allo sviluppo ed al miglioramento della società. Il lavoro non deve essere un sacrificio inevitabile ed un mero fattore produttivo ma un’espressione della personalità del soggetto. E’ evidente che oggi il successo delle imprese dipende sempre di più da un corretto equilibrio tra logiche di competizione (produttive) e logiche di collaborazione (personali).

Per apparire accettabili e condivisibili, le riforme volte a spostare più avanti l’età pensionabile, devono tenere conto di molteplici dimensioni, umane familiari sociali. Occorre dare una dignità diversa al lavoro. La Rivoluzione industriale ha imposto una concezione di lavoro incentrata sulla produttività, mettendo in secondo piano gli aspetti etici, teologici e antropologici. Il lavoro non deve essere solo rivolto all’ottenimento di una remunerazione in grado di sostenere consumi sempre più numerosi e sempre meno primari, ma deve essere inteso come un’espressione della persona che si realizza attraverso lo svolgimento della propria attività. Dal punto di vista teologico il lavoro è invece lo strumento attraverso il quale si concretizza l’opera di Dio, in particolare nei rapporti con la natura e con le altre persone. Leggi il seguito

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Quest’anno abbiamo perso Padova


Basilica_di_Sant'Antonio_da_PadovaNo il titolo non si riferisce alle ultime elezioni amministrative con la vittoria di un sindaco leghista.

Però il dato che riporto è paradigmatico: tra saldo naturale (più morti che nati) e saldo migratorio (più emigrati che immigrati) nel 2013 ci sono nel nostro paese 212 mila cittadini italiani in meno rispetto all’anno precedente, precisamente la popolazione residente di Padova.

Quindi usando il linguaggio a noi più vicino: a parità di fatturato (la popolazione residente in Italia nel 2013 è incrementata di 30 mila unità) significa che la quota di mercato (l’incidenza

nella popolazione totale) degli stranieri è aumentata, sono l’8,1% del  totale. Ma nel centro e nel nord questa quota è del 10,5%.

Il 20% delle sempre meno numerose nascite nel nostro paese (514 mila in totale)  è da mamme straniere, in regioni come l’Emilia siamo al 25% (come la raccontiamo la linea Crescendo a questo mercato particolare?). Leggi il seguito

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Understanding the older consumer market: gli anziani e il mercato o il mercato degli anziani/5


The Golden Economy
The consumer Marketplace in an Ageing Society
Resarch by ILC-UK for Age UK October 2010

Il divario digitale

Uno studio dell’Elsa sui beni durevoli realizzato in Inghilterra mostra un tasso relativamente basso di possessori di computers tra le persone anziane. Circa il 64% di coloro che hanno un’età di 65 anni ed oltre dichiarano di non aver mai utilizzato Internet. Tra i “pericoli” o meglio tra le “criticità” che l’articolo mette in evidenza derivante da questo non utilizzo di internet si fa riferimento al peggioramento della qualità dei loro acquisti in termini di confronti e di valore di acquisto. Il mancato accesso al web determina quindi uno svantaggio in termini informativi che si traduce in una possibile riduzione in termini di convenienza nell’acquisto. La principale barriera riscontrata è rappresentata dalla mancanza di comprensione e “fiducia” di come pc e internet funzionano. La promozione dei benefici e vantaggi nell’accedere a internet, la formazione in piccoli gruppi, incentivi monetari per l’apprendimento sembrano essere i principali fattori che potrebbero di fatto ridurre questo divario digitale negli over 65. Un’altra barriera che viene evidenziata da chi invece utilizza internet è rappresentata dalla non usabilità dei siti web nei confronti delle persone anziane e quindi una scarsa attenzione da parte degli sviluppatori verso questa categoria di persone. Per quanto riguarda invece l’acquisto on-line, pertanto in questo caso ci si riferisce agli over 65 che invece utilizzano internet, la ricerca ha evidenziato che la paura e il timore di scarsa sicurezza verso i pagamenti on-line e relative frodi sono fattori frenanti come pure la difficoltà nel ricordare password per accedere ai siti e forms percepite di difficile utilizzo da parte di questa classe di età.

La protezione del consumatore Accedi per continuare a leggere il post

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Il rovescio della medaglia


L’aumento della aspettativa di vita –  l’Italia è nelle prime posizioni in Europa in questa positiva classifica – e del numero di over 65, ormai 12,6 milioni (dati Istat 2013), sono informazioni  note a chi frequenta il demografico.

L’altra faccia della medaglia riguarda i costi economici e sociali dell’invecchiamento della società, alcuni prevedibili, – aumento delle spese per pensioni e per assistenza sanitaria – altri meno.

Così ho messo insieme una serie di articoli che illuminano gli aspetti meno visibili del fenomeno.

In primo luogo circa 3milioni e mezzo di over 65 non sono autosufficienti , con pesanti conseguenze  economiche e organizzative  per le famiglie di appartenenza.  Sembra essere, questa,  una area di intervento privilegiato per i programmi di welfare aziendale.

Aumentano i reati commessi dagli over 65, soprattutto truffe e spaccio di droghe, mancando la prestanza fisica per i furti e le rapine (reati tra i più diffusi in Italia). Chi conosce il fenomeno afferma che “La necessità di superare le ristrettezze economiche, può spingere a commettere reati. Al di là degli episodi di cronaca, le dimensioni sociali del fenomeno sono notevoli: nel 2011, ultimo anno per cui sono disponibili i dati Istat, gli over 65 hanno commesso circa 38mila reati in Italia, con una distribuzione quasi omogenea tra Nord e Sud, a riprova del fatto che si tratta di crimini dovuti alla condizione di necessità individuale più che alla diffusione della criminalità nel territorio”[1] Accedi per continuare a leggere il post

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Understanding the older consumer market: gli anziani e il mercato o il mercato degli anziani/4


Il contesto della distribuzione

Continua la disamina di quanto emerso in “The Golden Economy. The Consumer Marketplace in an Ageing Society”, già oggetto di alcuni post precedenti.

E’ ora il momento di esaminare gli elementi di difficoltà che gli anziani incontrano nella fruizione della distribuzione al dettaglio.

Il punto di partenza cruciale è che fare la spesa diventa sempre più difficile man mano che si invecchia: come si vede nel grafico qui sotto riportato, si tratta di problematiche molto più sentite rispetto ad altre attività quotidiane, come telefonare o gestire il denaro.

Tabella 1

Fonte: ELSA Wave 3 Core respondents. Percentuali ponderate
Clicca sull’immagine per ingradire

I punti vendita

Quali sono i problemi ricorrenti che gli anziani affrontano nei negozi, in particolare nei supermercati? Accedi per continuare a leggere il post

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Understanding the older consumer market: gli anziani e il mercato o il mercato degli anziani/3


Pubblicato da Marco Dori, Unicoop Tirreno

La discriminazione di fatto

L’Ageism è un termine inglese con il quale si vuole significare la discriminazione verso gli anziani. Lo studio dell’ILC-UK for Age UK ci dice che in Inghilterra la discriminazione basata sull’età è più diffusa di quella di genere, etnia, religione, disabilità ed orientamento sessuale. “Il giovane è buono, il vecchio è noioso”, In particolare il mondo del consumo, del marketing e della pubblicità sono ageist. Diverse sono le testimonianze di casi di discriminazione applicate ai limiti di età: il massimo di età per il credito nel caso delle vendite online; diverse e più gravose fasce assicurative auto per le età più avanzate; strutture ricettive o SPA con   limitazione di età per l’accesso. Le forme di discriminazione si posso manifestare, inoltre, con modalità più sottili che ostacolano di fatto l’accesso delle persone anziane al consumo e al relativo mercato. Il problema si pone, quindi, sin dalla progettazione del prodotto, dal design. Sono diversi i prodotti che non sono né attraenti né facili all’uso (amichevoli). Le istruzioni sono spesso scritte con caratteri microscopici; i telefoni cellulari hanno tasti o modalità touch screen impraticabili;  l’illuminazione dei locali (la luce delle candele) non consente la lettura agevole dei menù senza occhiali da lettura; etc.. Le ricerche hanno evidenziato, per quanto riguarda l’usabilità, tre categorie di aree critiche: gli imballaggi, le informazioni e le istruzioni, la facilità d’uso e stile. Accedi per continuare a leggere il post

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Understanding the older consumer market: gli anziani e il mercato o il mercato degli anziani/2


Pubblicato da Sergio Bertona, Novacoop

3,5 quali aspirazioni della popolazione più anziana non sono attualmente realizzate?

Uno dei temi relativi all’accesso dei mercati riguarda le barriere che si frappongono tra la popolazione più anziana e la difficoltà di usufruire dei beni e dei servizi dei quali ha desiderio o ha necessità.
E’ utile pertanto comprendere quali siano i motivi per i quali la parte di popolazione più anziana non usufruisce delle opportunità che offre il mercato e, quindi, è utile indagare i motivi che determinano tali mancati acquisti.
Purtroppo, i dati in questa particolare area sono limitati.
Esiste un significativo calo nella partecipazione sociale fra i più anziani, particolarmente tra quelle fasce con età più avanzata.
La ricerca è stata orientata all’ottenimento di informazioni sulla frequenza di partecipazione alle diverse attività, al gradimento che ha procurato tale partecipazione e alla soddisfazione derivante dalla diversa frequenza alle iniziative stesse. Particolare interesse hanno avuto i dati sulla percentuale di risposte ottenute, sulla partecipazione alle diverse attività con una frequenza inferiore a una volta al mese ed è insoddisfatto di questa situazione.
È risultato che i più anziani avrebbero voluto partecipare maggiormente a queste attività. Complessivamente, quattro su dieci intervistati hanno dichiarato di essere scontenti per il fatto di non essere riusciti di seguire almeno una delle tre principali attività in modo regolare, e una proporzione analoga risulta anche tra coloro che lamentano la saltuarietà della loro partecipazione a eventi teatrali, concerti ed opera. L’analisi dei dati rivela che l’insoddisfazione per la saltuarietà della partecipazione alle diverse attività convive con altri fattori che generano inquietudine. I risultati sono sorprendente vari. In particolare emergono come predominanti le preoccupazioni di carattere economico ma, in generale, al rammarico per la scarsa presenza nella vita sociale.
Le analisi tuttavia sembrano non spiegare in modo convincente la variazione dei livelli di soddisfazione. Per esempio quando esamina il desiderio di andare al cinema, che il modello registra appena al disopra 7 per cento dei motivi d’insoddisfazione, si intuisce che una gamma di altri fattori influenzano il dato. È inoltre importante notare come l’età da sola non sia l’unica causa d’insoddisfazione. Ma ciò non avviene per via della scarsa frequenza alle diverse attività, ma per ragioni complesse che sono esposte di seguito. Accedi per continuare a leggere il post

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