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Tra le meraviglie di New York: Park Slope Food Coop


IMG_7709A New York non mancano certo le cose da vedere o da fare, soprattutto se è la prima volta che ci vai ma tra i tanti spettacolari, grandiosi e celeberrimi luoghi di interesse della città ce n’è uno, difficile da trovare sulle guide turistiche che merita la nostra attenzione: Park Slope Food Coop http://www.foodcoop.com/

Nel cuore di Brooklyn, a Park Slope, si trova una cooperativa la cui mission recita: Good Food at low prices for working memebers through cooperation since 1973…vi ricorda qualcosa?

Idealmente sì, in realtà, Park Slope è qualcosa di un po’ diverso dalla nostra Coop. È senz’altro più giovane, nasce nel 1973 in una Brooklyn molto diversa dall’attuale. Allora gli abitanti della zona, numerose famiglie di origine italiana, irlandese, africana per citare le comunità più grandi, dovevano letteralmente uscire dal quartiere per fare la spesa, persino dei beni di prima necessità. Qualcosa di completamente diverso dall’elegante quartiere residenziale che appare oggi. E così, un movimento popolare di hippyes di sinistra ebbe l’idea di provare ad aprire un negozio di alimentari, invitando le persone a partecipare non solo per la parte di acquisto della merce ma anche per la vendita, mettendo a disposizione parte del loro tempo per lavorare in negozio. Si trattava di una scommessa e all’apertura lo stupore superò di gran lunga le aspettative del piccolo gruppo che si era lanciato in questa avventura. La risposta degli abitanti fu positiva non solo per ciò che riguarda l’attività commerciale che iniziava ad avere un flusso costante ma anche perché le persone che si erano unite al progetto, i soci, condividevano un’idea di mondo per la quale facevano sentire la propria voce: le proteste contro la guerra del Vietnam e non solo, ciò che accadeva nella società, dal piccolo evento di quartiere ai grandi accadimenti socio politici era tema di confronto e motivo di attivazione per questi cooperatori. Leggi il seguito

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Recentemente: la spinta propulsiva e il contest


berlinguer

Ho visto un film recentemente “Quando c’era Berlinguer” di Walter Veltroni.

Su tutte mi è rimasta la drammatica immagine dell’ultimo comizio di Padova:  si può  vedere che in molti compresero la situazione disperata dell’uomo che con estrema fatica tentava di pronunciare le sue parole, ma nessuno intervenne perché? Mi sono fatto l’idea che nessuno avesse il coraggio di interrompere quel supplizio perché  lì non parlava una persona ma il Segretario del Partito e non c’era una circolare precisa che stabilisse il comportamento in quei frangenti.

Nel docufilm qualche minuto prima, mi pare in una tribuna elettorale della Rai, ho avuto modo di ascoltare una frase di Berlinguer che avevo tante volte sentito utilizzare negli anni della mia gioventù: “i governi degli stati socialisti hanno esaurito la spinta propulsiva derivante dalla rivoluzione di ottobre del 1917”. Al di là del significato politico, ancora oggi oggetto di discussione (fu vero “strappo”?) rimane una immagine vivida: chi non s’immagina l’esaurimento della spinta propulsiva? La spia smette di lampeggiare, è fissa, il motore perde inesorabilmente potenza, chi guida  continua a compiere gli stessi gesti e utilizza gli stessi comandi nella speranza che tutto torni come prima. Quando succede nelle organizzazioni si cercano conferme alla proprie scelte e le si trovano facilmente nella rete di relazioni più prossima, quella di gente che è cresciuta con te, o grazie a te, quella che tende a dirti di si per acquiescenza: o in termini più volgari, perché chi glielo fa fare? Magari chi provava ad avvertire era stato già espulso in precedenza.

A volte, bisogna essere ottimisti, si tratta di un falso allarme e si riparte a volte invece il motore si ingrippa definitivamente, o fuor di metafora l’organizzazione implode, che sia uno stato, un partito, o un’azienda.

O una cooperativa. O un insieme di cooperative. Leggi il seguito

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120 anni portati bene


Pubblicato da Enrico Parsi

InsiemeNel film “Braveheart. Cuore impavido” il protagonista, durante una esercitazione militare si scontra con un suo compagno fisicamente molto più grosso di lui. Quest’ultimo gli lancia addosso un pietrone che lui lascia rotolare impassibile ai sui piedi per poi dargli una sonora legnata e una lezione: ricordati che non basta la forza, bisogna avere anche il cervello!

Questa scena mi è venuta in mente partecipando qualche giorno fa ad una bella giornata di festa tra Andalo e San Lorenzo in Banale, sulle Dolomiti del Brenta, dove sobriamente si festeggiava il 120° anno di vita della Famiglia Cooperativa del Brenta.

Ma a noi di Scuola Coop era già venuto in mente negli scorsi anni, frequentando la realtà delle cosiddette “Piccole e Medie Cooperative”, di come ci sia il rischio di confondere, cosa che spesso accade in vari ambiti della nostra vita, la qualità con la quantità, l’essere grossi con l’essere grandi, l’essere piccoli con l’essere minori o marginali. Anche perché chi lavora nelle “piccole”, percependosi meno importante, può essere portato a imitare i “grossi” nel tentativo di diventare grande.

Il concetto di quantità o di grandezza fisica è un concetto relativo per definizione. La Coop, di fronte a certi colossi della GdO è, dal punto di vista delle dimensioni, uno sgorbietto. Mentre la sua è una storia grande. Così come sono grandi le ragioni che l’hanno fatta nascere e la tengono in vita. Accedi per continuare a leggere il post

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Noi facciamo la differenza…


Pubblicato da Sergio Colombo, Coop Lombardia

Trovo davvero interessante questa idea del blog sulle “cose belle della formazione”; in primo luogo, perché, l’attività del formatore, credo caratteristica di tutti i lavori, è anche fatta di routine, di corsi obbligatori, di corsi di excel da organizzare e quindi mi piace l’idea di una finestra su ciò che di bello, innovativo, creativo riusciamo, a volte, a realizzare nel nostro lavoro. In secondo luogo, questo blog ci dà la possibilità di mettere in rete esperienze che possono servire alla nostra community di formatori; non sempre è necessario inventare, sinceramente ritengo sia intelligente ed economico anche copiare cose ben fatte e che hanno funzionato.

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Verso il Festival: il manager che non c’è


Picture by repolona - http://www.flickr.com/photos/repolona/3509726702/sizes/m/in/photostream/

Articolo di Scuola Coop

Ho mangiato pane, economia e management per anni all’Università e alla fine ho desiderato di diventarlo anch’io. Manager. Era il desiderio genuino di dare un contributo per migliorare il mondo e la vita delle persone, a partire dalla mia, perché no. Desideravo soprattutto essere soddisfatta del mio lavoro, del contributo che portavo alla mia organizzazione. Avevo una grande disponibilità di tempo da dedicare al lavoro e molta immaginazione. E neanche 30 anni.
Non mi sono mai piaciute le grandi società di consulenza, le divise grigie aziendali di lusso, le relazioni ultra formali. Ero pronta per la Coop! Accedi per continuare a leggere il post

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