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Les Choristes


Pubblicato da Enrico Parsi

Les Choristes

di Christofe Barratier Francia Svizzera Germania, 2004

Campus delle relazioni, racconti cinematografici

Immaginiamo la mappa di una classe scolastica. Vediamo dei rettangolini uno dietro all’altro e in cima a tutti un rettangolo un po’ più grande, la cattedra. Questa mappa somiglia clamorosamente ad un classico organigramma. In cima il presidente e sotto tutti gli altri. Una classe dunque può essere una metafora potente per parlare di organizzazioni, apprendimento, leadership, conflitti. In una classe ci sono i leader formali (professori e su, su nella scala gerarchica il preside, ora magnificato dalla locuzione “dirigente scolastico”. Chissà come si deve sentire importante uno a passare da preside e dirigente scolastico!) e quelli informali (i professori ancora, ma anche alcuni studenti e qualche custode). Ci sono conflitti, obiettivi, relazioni. Procedure, norme scritte e discrezionali che regolano la vita di questo contesto sociale. Ci sono giovani e meno giovani. Ci sono quelli ossessionati dai risultati, e quelli ossessionati dalle relazioni. Altri ancora, i migliori, da tutt’e due le cose. Perché dobbiamo convenire che una scuola ossessionata dai risultati al punto da inibire, ostacolare e talvolta distruggere l’amore per la conoscenza non fa il suo mestiere. Come quelle imprese, e quei dirigenti, che ossessionati dai risultati economici rendono i luoghi di lavoro insani e psicoincompatibili. Come quei dirigenti Coop che di tutto si occupano meno che di comprendere se le modalità di lavoro, il proprio stile relazionale e i contenuti che impongono favoriscono o meno la cooperazione e l’amore per la cooperazione. Come se l’amore per la cooperazione, non fosse un risultato da perseguire nel tempo.

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Terraferma


Pubblicato da Enrico Parsi

Terraferma

di Emanuele Crialese. Italia Francia, 2011

Campus delle relazioni, racconti cinematografici

Diciamoci la  verità: spesso la notizia che un barcone di… (persone?) è sbarcato su una lontana per quanto famosa isola del Sud ci lascia indifferenti. Una notizia “digitale” tra le tante. “Signora mia cosa possiamo fare…”

Se poi ci dicono che quel barcone conteneva 150 persone, tra cui donne e bambini, e che in realtà è affondato, possiamo avere un momento di dispiacere, ma la distanza, il non vedere, il non toccare e le nostre occupazioni ci distolgono velocemente dal disturbo che potrebbe provocarci la notizia.

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La Zona


Pubblicato da Enrico Parsi

La Zona
di Rodrigo Plà. Spagna Messico, 2007

Campus delle relazioni, racconti cinematografici

Prendiamo un acquario. I pesci nuotano rispettando i loro territori. Separiamo l’acquario in due con una nuova parete e i pesci saranno costretti a ristabilire i confini. Quando, dopo qualche tempo, andiamo a togliere la parete, ci aspetteremmo che i pesci recuperino le buone vecchie tradizioni di una volta, ritrovando lo spazio vitale precedente. Invece niente. I nuovi confini e i comportamenti di difesa del territorio diventano irreversibili. Potremmo definire questo comportamento “conseguenze a lungo termine di un disegno organizzativo”.

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Un’immagine per il Campus delle Relazioni


Il 18 e 19 giugno abbiamo incontrato diversi colleghi per il Campus delle Relazioni. Nei prossimi giorni vi racconteremo meglio le giornate… ma intanto una simpatica e originale anticipazione per tutti…

Un grazie ad Alessia Alacevich!

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Voglio sbagliare, voglio sopravvivere


Campus delle Relazioni

Voglio sbagliare, voglio sopravvivere  – di Paolo Bruttini

Quando si parte il gioco de la zara,
colui che perde si riman dolente,
repetendo le volte, e tristo impara
;

(Alighieri D., Purgatorio, VI, 1-3)

Ci siamo allenati per il successo studiando le case history dei migliori. Siamo cresciuti ascoltando  Harvard e le migliori Business School del pianeta: crediamo si possa imparare da chi ce l’ha fatta, da chi è riuscito a soddisfare le sue ambizioni.

Raramente si parla dei perdenti. Raramente si volge lo sguardo a ciò che non funziona, magari proprio in chi fino a qualche anno prima era all’apice del successo. Delle prime 100 aziende nel 1912, giunti nel 1995, 29 sono andate in bancarotta, 48 sono scomparse e 52 sono sopravvissute. Solo 19 sono rimaste nella prime 100.

Non crucciatevi troppo se perdete ora. Siete in buona compagnia. Inoltre non è detto che in futuro le cose non possano migliorare. Bisogna solo che stiate attenti ad una cosa.

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Il seme del conflitto


Campus delle Relazioni

Il seme del conflitto – Nicola Naddi

Lo studioso di conflitti Johan Galtung distingue tre tipi di violenza: culturale, strutturale e diretta. La violenza diretta causa danni fisici alla persona. La violenza strutturale è data dalla quotidiana disfunzione delle istituzioni politiche interne ed internazionali. Se la mortalità infantile in Africa, già altissima dieci anni fa, è oggi aumentata è a causa di violenze strutturali. Infine, la violenza culturale comprende il razzismo, il sessismo, la svalutazione e l’estinzione delle culture “minoritarie”.

Ma che cos’è la violenza se non la risposta più inadeguata che possiamo utilizzare per reagire al conflitto? E il conflitto che cos’è se non una diversità a cui permettiamo di creare opposizione e a cui, talvolta, rispondiamo inadeguatamente fino ad arrivare a usare la violenza?

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È morto il re


Campus delle relazioni

Il 18 e 19 giugno ci troveremo a Scuola Coop per l’iniziativa “Campus delle Relazioni”, una due giorni di approfondimento sul tema delle relazioni in compagnia di docenti con cui collaboriamo da tempo.

Con loro abbiamo costruito dei laboratori tematici su conflitti, leadership e apprendimento, nuclei di riflessione da cui partire per esplorare il vasto ambito delle relazioni interpersonali

Un’anticipazione di contenuti, approcci e metodologie nei post, scritti dai nostri docenti che pubblichiamo di seguito.

È morto il re – di Alessandro Rizzi

Dal 1789 nessuno più dalla finestra ha urlato “è morto il re… Evviva il re” da allora il mondo ha scoperto una vita possibile senza un “grande mediatore” che assicurava i confini e, tramite l’esercizio del sacrificio, annullava il conflitto. Da quel momento, che la storiografia chiama contemporaneo, nasce anche un’arte che rappresenta l’uomo in tutti i suoi aspetti anche i più incomprensibili, esistono infatti quadri che hanno come titolo: “senza titolo”.

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