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7 + 3 = 10 …tra poco si parte!

Pubblicato da Luisa Pilo

Ecco finalmente le sette idee scelte dalla giuria!!

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La mafia uccide solo d’estate

Pubblicato da Daniela Regnicoli

La-mafia-uccide-solo-destate-poster-432x606La mafia uccide solo d’estate

Italia, 2013, Pierfrancesco Diliberto, in arte Pif.

Gli avvenimenti della nostra storia recente, dall’uccisione del Commissario Boris Giuliano quella dei magistrati simbolo della lotta alla mafia Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, scandiscono le tappe della vita di Arturo, giovane palermitano.

Sono anche gli anni in cui la questione mafia si trasforma – ad opera di tanti siciliani onesti – da problema locale a grande tema nazionale e il distacco e l’opposizione alla cultura mafiosa diventano fenomeno di massa soprattutto tra i giovani e i giovanissimi.

E il giovane Arturo percorre tutto questo periodo (anni 70-90), esprimendo in maniera assolutamente originale e personale, la sua estraneità culturale (pre-politica direi) alla mafia.

L’amore per la coetanea Flora e l’ammirazione sconfinata per Andreotti, si proprio lui il divo Giulio, sono i punti di partenza della sua educazione sentimentale e politica..

Arturo non si occupa di politica ma la politica si occupa quotidianamente di lui (viene   da dire) e in una città come Palermo la politica è continuamente intrecciata alla mafia.

Gli occhi di un bambino, originale attento e curioso, ci guidano a scoprire quel periodo irripetibile di sangue e di speranza.

Così i morti ammazzati dalla mafia diventano, nella generale omertà, uomini che “sono morti perché’ ci amavano troppo le femmine” (e Arturo comincia a temere conseguenze fatali per il suo amore per Flora). Così la pasticceria dove compra per lei il suo dolce preferito, diventa improvvisamente un luogo di cui aver paura perché’ la mafia lì inaugurala stagione della strage degli uomini dello Stato, uccidendo il commissario Boris Giuliano. Accedi per continuare a leggere il post

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Diritti al centro. Le politiche sull’immigrazione richiedono interventi di qualità.

Pubblicato da Alessandra Gasperini

imageNei giorni in cui i media sono affollati dai commenti delle parti sociali che piovono sulla prima stesura del Jobs Act di Matteo Renzi, che ha il pregio di portare la discussione pubblica sui temi dei contratti di lavoro e dei diritti dei lavoratori, mi fa piacere ricordare che il 10% degli occupati in Italia sono stranieri, e che anche dei loro diritti si parla (o mi auguro si parlerà). Mi fa piacere in quanto il Rapporto Immigrazione Dossier Statistico 2013 proprio da quest’anno – è la prima volta – viene realizzato in Italia per conto dell’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Raziali e ha come sottotitolo “Dalle discriminazioni ai diritti”. E anche perché tutte le mattine, quando accompagno Lapo alla scuola dell’infanzia, saluto Regis, Manuel, Sinan e gli altri bambini nati in Italia da genitori che ormai vivono nel nostro Paese da anni, pensando che la negazione del diritto di cittadinanza – e di tutti i diritti che ne derivano – è priva di senso e di umanità. Accedi per continuare a leggere il post

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Malgrado la crisi…

Miguel Benasayag è uno studioso argentino che vive a Parigi e lavora in Francia, Italia e America Latina. Studioso eclettico e interdisciplinare. Soprattutto scomodo, non solo e non tanto per i contenuti del suo lavoro, quanto per un atteggiamento poco incline al compromesso e per nulla dedito alla ricerca di facile consenso e al compiacimento del pubblico, atteggiamento oggi particolarmente diffuso, perché di successo, soprattutto nel mondo politico.

Vale la pena soffermarsi brevemente sulla sua storia perché ancora oggi, a noi che lo conosciamo, sembra incredibile avere a che fare con una persona che ha vissuto cose che accade di leggere sui giornali e/o sui libri di storia, che appaiono lontane e che invece troviamo incarnate, quando con lui ci confrontiamo, sotto forma di idee, sorrisi, angosce e amicizia. Entra giovanissimo nelle brigate guevariste per combattere la dittatura militare argentina. Viene arrestato insieme alla sua compagna. Lei, che non ha niente a che fare con la clandestinità, aspetta un bambino. Viene torturata. Partorisce. Il bimbo le viene tolto e lei gettata viva da un aereo nell’Oceano. Lui subisce 4 anni di prigione e torture. Lo salva la doppia nazionalità dovuta al fatto di avere la madre francese. A seguito di un incidente che coinvolge due suore francesi il governo di Parigi interviene e lo porta in salvo. La sua militanza cambia forma. Studia in modo interdisciplinare: lavora con psicologi, matematici, epistemologi, biologi. Studia e pubblica di filosofia e matematica. E continua ad agire da militante. Lavora nei quartieri parigini e nelle periferie di Buenos Aires. Si studia per agire e non per fare accademia. Si parte da problemi reali per affrontarli e interrogarsi sul nostro tempo a partire da cose maledettamente concrete e difficili. Per es. i rapporti tra etnie diverse in una grande città come Parigi, la violenza di strada in America Latina, i “matti”, fuori dagli ospedali e nelle città. Si interessa di società, quindi di persone, quindi anche di economia. Accedi per continuare a leggere il post

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Sotto la pelle dello Stato

cop Aldo Bonomi, autore

“Sotto la pelle dello Stato” (Serie Bianca Feltrinelli)

Libro potente, di non facilissima lettura, ma che offre chiavi di interpretazione del presente e sentieri di sviluppo del futuro decisamente  interessanti.

Ci sono due concetti cardine entrambi molto stimolanti per chi vive di coop: il territorio e le comunità.

E c’è il tentativo di fare dei distinguo e di argomentare le diverse accezioni che si possono dare a questi concetti: c’è un territorio che fa da confine ad una chiusura, ad un ripiegamento su se stessi, e c’è un territorio che si fa’ portale di attraversamento di flussi e prova a darne un significato e un senso.

Ma cosa sono questi flussi che possono apparire eterei e che invece sono maledettamente  tangibili: flusso è la  finanza , flusso è la crisi economica, flusso sono le imprese transnazionali, flusso  è l’immigrazione, flusso è il sistema di comunicazione.

Di fronte a questi fenomeni il territorio può essere allora pensato come spazio di rappresentazione dove precipitano le tecnologie, le nuove forme di lavoro, la nuova composizione sociale ma a cui stare ancorati, per andare nel  mondo con una visione aperta e tornare.

E qui si inserisce la seconda categoria sociale analizzata da Bonomi: chi li vive questi territori? C’è il tentativo nell’analisi dell’autore di fare un passo avanti rispetto all’analisi sociale del secolo scorso anche consapevole del fatto che siamo individualmente portatori, sani o meno, di istanze a volte anche inconciliabili.

Comunque tre sono le comunità su cui viene posta la luce dei riflettori della ricerca: la comunità rancorosa, quella operosa e quella di cura .

Chi ne fa’ parte? Quali sono i comportamenti caratterizzanti? Quali i principi ispiratori? Leggi il seguito

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Un’esperienza di vita professionale

Pubblicato da Marcella La Rocca, Unicoop Firenze

Questo più che un articolo vuole essere una riflessione, una condivisione rispetto al mio “vissuto” in cooperativa fino ad oggi.

Tutto nasce nell’Aprile del 2011, quando un’agenzia di somministrazione mi contatta per un lavoro. L’impegno era inizialmente di due mesi, fino all’estate , in Direzione RU, ufficio formazione, azienda : Unicoop Firenze.

Amici, parenti , tutti super entusiasti, fra congratulazioni e complimenti, non smettevano di dirmi che di questi tempi ero stata molto fortunata. Io non capivo, mi sembrava normale, tutto questo entusiasmo perché? In fin dei conti era solo un lavoro, un’esperienza come tante altre …

Da li a poco le cose per me iniziarono a cambiare, a prendere una piega diversa. Dai due mesi iniziali, passammo a quattro, sei , fino ad arrivare a un anno. Anche il lavoro in ufficio cambiava, pian piano acquisivo sempre più responsabilità e autonomia.

Il mio lavoro in cooperativa è iniziato quando al suo interno stavano cambiando molte cose . In questo periodo storico, di crisi economica e non solo, anche Unicoop Firenze ha sentito il bisogno di rinnovarsi e di affermare con più forza valori e radici che la caratterizzano e la distinguono dalle altre aziende.

In questo il mio settore ( Formazione e cambiamento organizzativo ) ha avuto un ruolo strategico, di notevole importanza, noi del resto siamo i promotori del cambiamento. Diversi sono stati i progetti che abbiamo realizzato e che tutt’ora stiamo portando avanti. Il centro di tutto è la distintività cooperativa e i valori che la caratterizzano.

Particolare rilievo hanno avuto le attività svolte per il progetto “ Cultura dell’impresa cooperativa”, progetto che ha l’obiettivo di dare a tutti , “vecchi” e “nuovi”, quel senso di orgoglio che deriva dal lavorare per gli altri, per l’interesse generale, comune. Accedi per continuare a leggere il post

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Blue Jasmine

Pubblicato da Daniela Regnicoli

MV5BMTc0ODk5MzEyMV5BMl5BanBnXkFtZTcwMzI0MDY1OQ@@__V1_SX640_SY720_Blue Jasmine, Usa 2013, Woody Allen

L’ ultima fatica del prolifico regista newyorchese è un film triste, intriso di pessimismo, con poche speranze per il futuro.

Dopo la lunga trasferta europea, Woody Allen è tornato negli Stati Uniti. Il film è ambientato a San Francisco, ma l’antefatto – oggetto di frequenti flash-back – si svolge nei quartieri alti di New York, west e east coast unite dalla vicende della vita della protagonista.

Lei è Jasmine, la triste e depressa (blue) Jasmine del titolo, già Jeanette, una bellissima e raffinata donna (l’attrice Cate Blanchett), vedova da pochi mesi di uno spregiudicato finanziere arrestato per molteplici truffe e morto suicida in galera ( Alec Baldwin, sempre bravo e credibile). Vissuta fino a quel momento in un lusso esagerato e totale, è ora completamente senza mezzi: il fisco americano – infatti – le ha sequestrato tutto, proprietà immobiliari, gioielli, lo splendido guardaroba.

Ha chiesto aiuto alla sorella Ginger (Sally Hawkins) che vive a San Francisco, è commessa e frequenta un ambiente del tutto diverso. D’ altronde le due non sono sorelle di sangue ma adottate dalla stessa famiglia e Jasmine, dice la candida Ginger, ha preso il DNA migliore.

La bella vedova arriva a San Francisco e si installa in casa della sorella (che per ospitarlaha rimandato le sue nozze), è evidentemente disorientata, oppressa, in difficoltà. Accedi per continuare a leggere il post

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Aspettando gli altri sette!

Pubblicato da Luisa Pilo

FotoTa ta ra ta! (rullo di tamburi)

Mhm, mhm (schiarimento di voce)

(tono solenne) I primi tre concept, della seconda edizione del Contest, votati dai partecipanti e che passano ufficialmente alla fase successiva sono: Accedi per continuare a leggere il post

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Dobra Dan Talijanski

Pubblicato da Gianni Tasselli, Coop Nordest

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Quel giorno dovevamo sbarcare a Zagabria, e l’idea di dover comunicare coi croati mise qualcuno in apprensione: facciamo corsi di inglese per tutti ?  Invece preso contatto con gli indigeni scoprimmo che i loro giovani diplomati sapevano l’italiano. O meglio, che erano veramente bravi con le lingue. I diplomati conoscono tutti almeno tre lingue, scritte e parlate. Cioè tedesco, russo e italiano, oppure francese, inglese, russo. Oppure ancora tedesco, inglese e italiano. E poi almeno due lingue della Yugoslavia. Si perché il serbo-croato è una lingua con due alfabeti, il cirillico e il latino, latino con 32 segni. A proposito, quanto conta studiare il latino a scuola ?

Ma non è solo la lingua la specialità dei giovani croati, assieme all’aspirazione a viaggiare in Italia.

In ogni scuola di ogni ordine e grado fanno gare di matematica tra loro, spontaneamente. Quanto sia vero lo abbiamo riscontrato al momento di fare esercitazioni agli allievi capi reparto sulla formazione dei prezzi. Ci eravamo detti, con le traduzioni per parlarci, ci servirà più tempo. Invece ci è voluta la metà del tempo utilizzato con gli allievi italiani, perché i croati facevano le operazioni matematiche a mente. Ipercompetitivi, facevano a gara nei gruppi per chi arrivava prima al risultato. Accedi per continuare a leggere il post

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Incontri di formazione

Pubblicato da Irma Gaglianone

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Alcuni giorni fa a Firenze, grazie alla voce coraggiosa di una segretaria e alla prontezza di Laura Bini, si è tenuto un corso di due giorni per le segretarie di Presidenza e di Direzione di tutte le Coop di Italia. Una esperienza bellissima, una cosa a cui tutte pensavamo da tempo ma che nessuna di noi avrebbe immaginato. Un momento di forte crescita professionale e personale.

Sottolineo voce perché fino a quel momento noi eravamo l’una per l’altra solo quello .. una voce appesa a un filo alla quale tutte cercavamo di associare un volto e inventare una storia…

Voci con marcato accento emiliano, voci milanesi,  genovesi, romane,  toscane..  Tanti dialetti ma nessun volto.

Voci, solo voci.. forti, legate strette come sottolineato da Rossella di Coop Adriatica, sempre pronte a darsi una mano anche se la scrivania è piena di fogli (come ci è stato insegnato ora dobbiamo eliminarli!!), di lavoro in sospeso, di post it, di agende e chi più ne ha più ne metta. Accedi per continuare a leggere il post

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Blog “360 gradi”


Parliamo di…

Scene di vita quotidiana a Scuola Coop. Racconti dai corsi, seminari e gruppi di studio. Sguardi sul mondo accompagnati da buone letture e suggestioni cinematografiche. Con i contributi dei colleghi delle Cooperative.

Parole a distanza


Scuola Coop propone delle interviste ai consulenti e agli studiosi con cui ha collaborato nel corso del tempo, per riflettere sulla situazione attuale secondo la materia e i temi trattati da ciascuno di loro. Abbiamo provato a farci raccontare come i diversi saperi si interrogano su quanto sta accadendo, quali prime riflessioni si alimentano verso un futuro che ancora non si sa quanto prossimo.