Via della sicurezza – numero 0

Via della sicurezza

Una riflessione personale sul senso del proprio lavoro serve a delineare un’interessante guida alle azioni da intraprendere nelle nostre organizzazioni per ridurre gli infortuni.

Il contributo è di Paola Laura Ciabucchi, caposervizio qualità e sicurezza di Coop Centro Italia

 

Obiettivo: ridurre gli infortuni.

Che cosa fare nella GDO

 

Il contributo che si vuole qui dare prescinde dagli obblighi di legge- che si danno per assolti – e si approccia al tema in un’ottica di miglioramento complessivo che, se seguito e perseguito, dà risultati non solo nell’ambito della sicurezza ma nella gestione complessiva dell’impresa migliorandone la redditività.

Lavorare al fine di abbassare il numero degli infortuni implica, infatti, agire su più fronti aziendali.

Gli infortuni possono essere causati da:

  1. Carenze strutturali dei locali di lavoro e dei locali accessori  a quelli di lavoro;
  2. Non adeguatezza delle macchine e delle attrezzature (macchinari non a norma, mancanza di adeguata manutenzione etc.);
  3. Definizione di lay out, display , esposizione della merce non rispondenti appieno alle necessità dei lavoratori;
  4. Carenze di conoscenze, di formazione e di informazioni;
  5. Non rispetto delle procedure e/o assenza di procedure;
  6. Mancanza di motivazione e senso di appartenenza.

I primi due elementi sono di natura “materiale”, abbastanza facilmente identificabili e, parafrasando l’informatica, potremmo definirli l’“hardware” della sicurezza.

Il quarto e il quinto riguardano la sfera della conoscenza e dei comportamenti e, più in generale, della cultura della sicurezza; in questo caso potremmo parlare della componente “software” della prevenzione.

Il terzo si posiziona in modo baricentrico rispetto agli altri: trova la sua espressione in  attrezzature e metodologie di vendita, ma  è anche frutto della cultura aziendale della sicurezza.  Nella scelta di strumenti (scaffalature, postazione cassa etc.) e metodologie (display dei prodotti, percorsi etc.) le attenzioni agli aspetti di prevenzione e di benessere dei lavoratori saranno presenti in modo proporzionale rispetto al livello e alla diffusione di cultura aziendale in tema di sicurezza.

Nell’ultimo punto c’è il motore delle aziende: motivazione e senso di appartenenza.   Valorizzare le risorse umane, coinvolgerle nei processi di loro competenza, creare percorsi di informazione strutturati e adeguati sviluppa motivazione e crea senso di appartenenza necessari al  raggiungimento di qualsiasi obiettivo aziendale.

  1. LOCALI

Gli edifici e i locali di lavoro, nonché le aree limitrofe, devono rispettare  norme edilizie e di sicurezza definite.  Negli edifici di nuova progettazione e realizzazione possiamo affermare con ragionevole consapevolezza che problemi non ce ne sono.    Diverso è il caso di negozi vecchi, allocati in strutture che non sempre hanno subito le opportune modifiche in linea con l’evoluzione della normativa o che, nati in edifici già esistenti e con diversa destinazione d’uso, non sono stati messi in sicurezza in modo adeguato e sufficiente.   Inoltre qui c’è il fattore manutenzione: se questa è trascurata anche le migliori strutture si deteriorano e non rispondono più alle caratteristiche originali.

Di norma i “rischi” originati da carenze strutturali  hanno una probabilità di accadimento molto bassa ma una gravità estremamente elevata. L’esempio classico è il pericolo incendio: la probabilità è bassissima, quasi remota, ma la sua gravità ha effetti devastanti in tutti i sensi.

Mettere le strutture in sicurezza e mantenercele è la conditio sine qua no per evitare  il verificarsi di incidenti che, oltre ad essere possibile causa di infortuni di gravità elevata, espongono l’ azienda a pesanti rischi penali e a costi sicuri.

Agire sull’adeguatezza dei locali non serve tanto ad abbassare l’attuale livello degli infortuni, che sono causati da questi elementi in modo sporadico, quanto a prevenire che accadano eventi  di estrema gravità. Contemporaneamente la messa in sicurezza di piccole componenti (scale, pavimenti, porte etc.) e la loro manutenzione contribuisce  all’eliminazione di quei pochi infortuni  di cui sono causa.

Avere edifici e locali adeguati alle esigenze dei lavoratori, sia in termini di sicurezza sia di semplificazione di esecuzione del lavoro – locali su un unico piano, percorsi creati in base ai flussi logistici,  vie di fuga libere etc. –  oltre a permette di lavorare in sicurezza e assicura  buoni livelli di efficienza.

  1. MACCHINE E ATTREZZATURE

Macchinari e attrezzatura svolgono un ruolo determinanti nell’ambito della sicurezza sia al momento dell’acquisto (il macchinario giusto per svolgere al meglio il lavoro ed avente tutte le sicurezze; Il marchio CEE non sempre è sufficiente) che nel corso della loro “vita” che deve essere caratterizzata da una manutenzione costante, efficace ed efficiente.

Muletti, trans pallet, segaossa, affettatrici, coltelli, per citarne alcuni, sono strumenti essenziali nell’aiutare l’uomo a lavorare meglio, più velocemente e con minor fatica, ma se mal utilizzati e non muniti delle necessarie dotazioni di sicurezza, diventano “armi” e possono causare infortuni anche molto gravi.

Il lavoro di prevenzione in questo caso deve essere fatto su più fronti:

  • Acquisto
  • Manutenzione
  • Addestramento
  • Rispetto delle procedure
  • Uso dei DPI

Acquisto.

Il momento dell’acquisto dei macchinari e attrezzatura è di estrema importanza poiché, se l’acquisto dovesse risultare non rispondente pienamente alle necessità e agli adempimenti in tema di sicurezza, diventa difficile successivamente apportare delle correzioni.  Il marchio CEE non è garanzia assoluta d’idoneità. È necessario che il fornitore, insieme alle istruzioni per l’uso e alle caratteristiche, rilasci anche una dichiarazione che la macchina e/o l’utensile risponda alle norme in tema di sicurezza.       Inoltre nella scelta di attrezzature e macchinari è opportuno che, unitamente alle esigenze commerciali, si tenga conto di aspetti ergonomici funzionali; mi riferisco a strumenti tipo le affettatrici e, ancor di più, le casse con relativo mobile. Una cassa che non tenga conto della postazione ergonomica della cassiera, oltre a future probabili richieste di malattie professionali, porta a infortuni/malattie per posizione incongrua.   E’ auspicabile che chi acquista i macchinari coinvolga il SPP in modo tale che da una parte la sua professionalità si possa arricchire di utili conoscenze in materia di sicurezza e prevenzione, dall’altra possa dare il suo contributo nella individuazione e nella valutazione dei rischi.

Manutenzione.

Macchine e attrezzature, come gli edifici e le strutture, devono essere mantenute in stato di efficienza.   La manutenzione deve essere programmata e certificata sia per rispondere a criteri di efficienza e per garantire l’azienda in caso d’incidenti.  Qualora i macchinari e le attrezzature siano utilizzati dai lavoratori anche se non ben funzionanti o, peggio, in assenza dei dispositivi di sicurezza, il rischio d’infortuni si alza in modo esponenziale.   Ma una corretta e programmata manutenzione fa si che le macchine, lavorando bene (riduzioni delle interruzioni nel lavoro, eliminazione dei tempi di sostituzione/o di fermo  non previsti), migliorino la produttività del lavoro e abbiano una vita media più lunga, con una riduzione dei costi d’ acquisto.   Un’altra causa di possibile infortunio – che inserisco per competenza d’argomento, ma che è frutto di atteggiamenti culturali errati – è la MANIPOLAZIONE dei macchinari.  Fatta spesso in buona fede e pensando di fare “cosa buona e giusta”, la manipolazione è fonte certa d’infortuni. Un classico esempio della manipolazione dei macchinari è la rimozione dei dispositivi di sicurezza (alla segaossa, all’affettatrice etc.) al fine di velocizzare le operazioni di lavoro.  Questo atteggiamento  deve essere rimosso se presente e osteggiato se se ne colgono i segnali; è frutto sia di mancanza di informazione che soprattutto di una errata cultura del lavoro.  Prevenire questa cultura è compito, oltre che del SPP che può agire attraverso l’informazione e insieme alla formazione,  di tutta l’azienda e in particolare  dei capi diretti (capi reparto e capi negozio) e di tutte quelle figure che interagiscono direttamente con il personale di negozio dando direttive e istruzioni (rete vendita, marketing).

Addestramento.

Se manca l’addestramento o non è ben fatto, le possibilità di accadimento di infortuni è molto alta.   L’addestramento sulle macchine – che è necessario documentare – deve essere fatto al momento della installazione dai tecnici del venditore:

  • ottimale a tutte le persone che le  utilizzano,
  • come minimo a un referente – o più di uno- che poi diventerà l’addestratore degli utilizzatori.

L’importanza dell’addestramento di tutti gli strumenti utilizzati per tagliare (coltelli, affettatrici, segaossa etc.) è rilevabile dalla notevole incidenza che la casistica “taglio” ha nelle statistiche di infortuni della GD.   Incidenza alta, nella stessa statistica. Allo stesso modo la Movimentazione Manuale dei Carichi è attività critica per le nostre organizzazioni; è necessario che venga effettuato un adeguato e efficace addestramento.

Rispetto delle Procedure.

La scrittura dei processi di lavorazione, delle modalità di utilizzo di mezzi e strumenti, dei flussi informativi, ovvero la trascrizione di ciò che si fa e di come deve essere fatto,  è parte integrante della cultura aziendale.     La migliore metodologia per l’analisi dei processi aziendali e la scrittura delle relative procedure, è il botton-up (dal basso verso l’alto): rilevare sul campo, ascoltare gli attori dei processi, trascrivere ciò che è fatto correggendo eventuali errori e/o migliorando modalità operative.  Il loro rispetto è sicurezza di fare la cosa giusta nel modo giusto.    Non sono la verità assoluta, ma quella relativa sì: valgono in quel momento perché rispondono ad un determinato momento organizzativo/produttivo.  Possono e a volte devono essere cambiate perché cambiano le organizzazioni, gli strumenti, le produzioni. Cambiano anche perché ci si accorge, spesso su suggerimento di chi le deve applicare ed eseguire, che non rispondono appieno alla realtà.    Ma, detto ciò, vanno rispettate.    Devono essere conosciute e applicate.   Non ci possono essere né se né ma: se il rispetto di una procedura è farraginoso o complesso, si comunicano le difficoltà riscontrate all’estensore della procedura stessa. Ma fin quando è attiva si applica e si rispetta.   Il permettere che si possa derogare al rispetto delle procedure senza che nulla accada, oltre ad essere un segnale di debolezza, è un grave pericolo per l’organizzazione.  Si perde il controllo dei processi e, quindi, dei costi.     Nel caso degli infortuni, è una quasi certezza che l’infortunio accada.

Uso dei DPI.

Dispositivi di Protezione Individuali: questo il significato dell’acronimo.  La logica dice che, se serve a proteggermi, sicuramente lo uso.   Non è così.  Questo è dovuto in parte a quanto sopra detto: le procedure non sempre sono rispettate e , bisogna dirlo, fatte  rispettare.    Ma in gran parte la resistenza dei lavoratori al loro utilizzo è un fatto culturale.  Non si riconosce e non si valuta la loro importanza; non se ne capisce, a volte neppure ci si sforza di capire, che l’indossare quel “dispositivo” eviterà di farsi male ora o di ammalarsi in futuro; si sottovaluta e si trovano scuse.   È un aspetto culturale legato all’organizzazione ma anche diffuso nella nostra società.    È la stessa cultura che non ci fa legare le cinture di sicurezza, che ci permettere di tenere i bambini – i nostri figli, gli unici esseri umani che anteponiamo a noi stessi – liberi in macchina e non seduti negli appositi seggiolini; che ci fa prendere la teglia dal forno senza guanti …   e così via.   Non per questo non ci si può far nulla.   Si può e si deve intervenire: con l’informazione e la formazione, entrambe indirizzate a rimuovere gli atteggiamenti culturali che determinano questi comportamenti; con tutti gli strumenti di controllo che l’organizzazione e il contratto di lavoro mette a disposizione (sino al richiamo scritto, se necessario); con la ricerca di DPI che siano facili da indossare e comodi da utilizzare, tenendo conto anche dell’aspetto estetico.

  1. LAY OUT E DISPLAY

Percorsi, disposizione delle scaffalate e delle attrezzature, disposizione ed esposizione della merce influiscono sulla salute dei lavoratori; nel breve periodo con l’accadimento di infortuni, nel medio -lungo periodo per l’insorgenza di malattie.

Chi disegna lay out e display pensa al cliente e alla merce. È giusto.  L’obiettivo di ogni azienda di distribuzione è avere clienti e averli soddisfatti perché così tornano. La loro soddisfazione è fortemente determinata dall’esperienza che faranno nel muoversi all’interno del punto vendita, dalla quantità e dalla varietà di merce che troveranno e dalla facilità di poterla prendere.

Partiamo da questo ultimo punto: la facilità di poter prendere la merce.  Se è facile prenderla è anche facile metterla. Se corro dei rischi come lavoratore nel posizionare un fardello di acqua nel ripiano più alto della scaffalatura (non solo  per il peso che sollevo ma anche per il rischio che questo mi cada addosso), lo stesso rischio lo corre il cliente.  Se l’esposizione della frutta e verdura è sicuramente bella messa in scaffalature quasi verticali, ma di difficile rifornimento, è anche difficile e “scomodo” per il cliente poterla prendere.   Non sempre quello che è bello è funzionale (come donna il mio pensiero va alle scarpe con tacco 12!).  Pensare alla salute del lavoratore anche in questa fase – oltre ad essere un obbligo di legge – può anche agevolare il cliente negli acquisti e questo contribuire, magari per un decimale, alla crescita economica dell’azienda.

  1. CONOSCENZE E INFORMAZIONI

Le conoscenze e le informazioni sono la base “culturale” del lavoro.  Si possono avere strutture bellissime, attrezzature sofisticate, strumenti super tecnologici, ma se mancano le conoscenze per utilizzarli e le informazioni almeno basilari per accedervi, è come se non esistessero;  anzi si potrebbero  fare danni provando ad utilizzarli.   Rientrando in ambito sicurezza, ci si può far male.

Formazione e informazione sono la base culturale della sicurezza.   Possiamo con una certa tranquillità affermare che mentre gli aspetti definiti all’inizio come hardware sono in gran parte rispettati – anche perché più facilmente controllabili – è il software che spesso ha necessità di essere sviluppato e rafforzato.  Agire in formazione per migliorare la cultura della sicurezza, far interiorizzare comportamenti corretti comunicando anche le informazioni necessarie è il compito, gravoso ma necessario, per migliorare la qualità del lavoro e abbattere gli infortuni.

Perché si possano attuare cambiamenti culturali, in qualsiasi tipo di organizzazione e azienda, sono necessari due elementi:

a)un forte commitment da parte dell’alta direzione (risorse, spazi e visibilità a progetti legati o correlati alla sicurezza);

b)l’esempio dei capi. Un esempio che si rende concreto nel fare ma anche nell’insegnare e nel riprendere comportamenti sbagliati dei propri collaboratori.

In assenza di questi elementi si potrà sicuramente migliorare, forse avere anche punti di eccellenza, ma è difficile attuare cambiamenti significativi e duraturi.

  1. RISPETTO DELLE PROCEDURE

L’argomento è stato trattato diffusamente al punto 4 del paragrafo “Macchine e Attrezzature” .

Qui si deve aggiungere un prerequisito, che non sempre è dato: affinché siano rispettate le procedure devono essere frutto dell’analisi integrata dei processi lavorativi aziendali e non solo settoriali.   Devono servire ad avere certezze nelle modalità lavorative, devono essere facili da trovare e chiare da eseguire, devono  rendere il lavoro più “fluido” e non complicarlo.    Non sempre è così; compito di chi programma e gestisce è quello di fare in modo che sempre di più ciò che si scrive sia ciò sia si fa perché si può fare, perché sono stati dati strumenti e informazioni per poterlo fare, perché si è verificato “sul campo” che si può fare e non entra in conflitto con direttive e indirizzi  impartiti.

  1. MOTIVAZIONE E SENSO DI APPARTENENZA

Ultimi ma non meno importanti. Non solo per diminuire gli infortuni, non solo per gli ambiti legati alla sicurezza, ma per il raggiungimento di tutti gli obiettivi che un’azienda si pone.   Chi è motivato lavora bene, rispetta le regole che l’organizzazione si è data, contribuisce in modo costruttivo a crearle e a cambiarle. Chi è motivato “sente” di appartenere all’organizzazione e farà di tutto per raggiungere gli obiettivi che “ci” siamo dati.

La motivazione al lavoro si costruisce attraverso il riconoscimento del lavoro svolto, attraverso la trasparenza e chiarezza dell’organizzazione – per esempio nei processi di formazione e crescita – attraverso l’informazione  chiara e sistematica degli andamenti e dei progetti aziendali, e così via.

L’appartenenza, che difficilmente può esserci se non c’è motivazione, va oltre. Il sentimento di appartenenza ad una organizzazione c’è se si partecipa alla definizione dei suoi obiettivi e dei suoi progetti, se ci si riconosce nei suoi valori,  che devono essere esplicitati, chiari e coerenti con le azioni.

Motivazione e senso di appartenenza sono tra loro strettamente correlate.  In questo ambito le aziende non solo devono  definire obiettivi e darsi una organizzazione strutturata; devono attivare e sviluppare specifiche competenze relazionali e di comunicazione.

Difficili da creare e mantenere, motivazione e senso di appartenenza possono venir meno facilmente e in breve periodo.  Da sempre strategiche, lo sono più che mai oggi in presenza di una lunga e seria crisi economica la cui soluzione è ancora lontana.

Motivazione e senso di appartenenza contribuiscono al calo degli infortuni e dell’assenteismo, perché chi è motivato e ha senso di appartenenza lavora bene, applica le procedure, utilizza sempre e in modo corretto i DPI che l’azienda gli ha fornito, suggerisce la modifica alle procedure … e se ha un piccolo dolore alla schiena non va in infortunio, se ha un po’ di raffreddore non va in malattia: come fa a casa, prende una tachipirina e continua il proprio lavoro!

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LOGO WHYNOT

Il progetto Whynot nasce con un obiettivo ben preciso: uscire dal supermercato per far conoscere il prodotto Coop in luoghi ancora non presidiati dalla grande distribuzione e dai concorrenti.

Per raggiungere questo scopo abbiamo dovuto individuare due elementi fondamentali:  un luogo strategico e uno strumento diretto ed efficace per comunicare il brand.

La scelta del luogo è ricaduta sul parco cittadino.

Il parco  è un centro vitale di cultura e socialità, un luogo di aggregazione, svago e condivisione frequentato dal nostro target obiettivo: sportivi, proprietari di animali, mamme con bambini, studenti e lavoratori in pausa pranzo.

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SPUNTI DI BENESSERE

LOGO HD spunti di benessere

Spunti di benessere è un progetto che promuove una nuova cultura alimentare orientata al benessere di Soci e clienti.

Negli ultimi anni, in Italia e nel mondo si è registrata una crescente attenzione verso stili di vita sani, con una forte sensibilità verso il consumo consapevole e i prodotti salutistici. Di conseguenza, i generi alimentari sono diventati espressione della cura di sé, intesa sia in termini salutistici, che di innovazione/sperimentazione ed espressione del lusso. Questa nuova concezione del cibo, quindi, condiziona la composizione del carrello della spesa e la lista di valori ricercati dal consumatore. La GDO non può che stare al passo con i tempi cercando di fornire un’offerta adeguata e coerente, facendo leva anche su nuovi driver quali:  la personalizzazione dell’esperienza di acquisto, la condivisione e l’ascolto dei bisogni del cliente, l’attenzione all’innovazione e la creazione di esperienze multisensoriali.

Il progetto contiene in sé diversi obiettivi, quello principale è la possibilità di cambiare l’attuale prospettiva sull’alimentazione, spostando l’attenzione su quelli che sono i benefici degli alimenti piuttosto che gli aspetti negativi. L’idea alla base di Spunti di benessere è l’educazione al consumo consapevole, fornire cioè a Soci e clienti alcuni strumenti per muoversi meglio all’interno del mondo della nutrizione.

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BOTTEGA COOP

BOTTEGA

“Ogni anno 8 milioni di tonnellate di plastica finiscono in mare. Con conseguenze disastrose sia per l’inquinamento ambientale sia per la minaccia alla fauna marina. Il rischio concreto di quella che ormai è diventata una piaga per il pianeta è che, se non si inverte la tendenza, nel 2050 nei mari di tutto il mondo potrebbe esserci più plastica di pesci. Ellen Macarthur Foundation

Il nostro progetto nasce dalla volontà di contribuire alla riduzione dell’inquinamento da plastica e dello spreco alimentare, in linea con i valori di Coop, da sempre impegnata nella realizzazione di un modello di GDO sostenibile e solidale.

Il progetto prevede la creazione di un nuovo format di negozio che contribuisca alla risoluzione di questi problemi e al tempo stesso faciliti lo sviluppo del business attraverso la vendita di prodotti sfusi a marchio Coop e di prodotti locali valorizzando così il territorio.

Con la vendita sfusa abbiamo come obiettivo l’eliminazione del packaging, principale responsabile dell’inquinamento da plastica, e a un consumo responsabile e di conseguenza senza sprechi grazie alla possibilità di acquistare in base alle proprie esigenze.

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GRAFTLAB

Graftlab logo

“Spesso il termine utopia è la maniera più comoda per liquidare quello che non si ha voglia, capacità o coraggio di fare. Un sogno sembra un sogno fino a quando non si comincia a lavorarci. E allora può diventare qualcosa di infinitamente più grande”.  Adriano Olivetti

Graftlab nasce da un sogno, quello di avere un luogo in cui condividere, creare, scambiare idee, conoscenze e capacità. Nasce dalla voglia di sviluppare la più importante risorsa che abbiamo: le persone!

“La fabbrica non può guardare solo all’indice dei profitti. Deve distribuire ricchezza, cultura, servizi, democrazia. Io penso la fabbrica per l’uomo, non l’uomo per la fabbrica.” Adriano Olivetti

Abbiamo scelto di puntare sullo sviluppo delle persone come vero asset strategico, con l’obiettivo di trasformare il capitale umano in un forte fattore di successo da presidiare e sviluppare con continuità e metodo. Sviluppare il capitale organizzativo significa anche diffondere i valori aziendali sia all’interno che all’esterno dell’organizzazione, sviluppare una filosofia manageriale, promuovere una cultura aziendale, rivedere e migliorare i processi gestionali, le policy e i modelli organizzativi.

Per rendere questo possibile le conoscenze devono essere disponibili a tutti e il trasferimento e la condivisione dei saperi gestiti con una rinnovata consapevolezza. I concetti di accessibilità e fruibilità delle informazioni, delle conoscenze e dei contenuti diventano due dei più importanti punti di forza del nostro progetto: accesso alle informazioni senza limiti spazio-temporali,  possibilità di raggiungere le unità organizzative decentralizzate, dispositivi sempre a portata di mano. Graftlab ha come obiettivo principale quello di facilitare una diffusione capillare della conoscenza.

Tutto questo come?

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#SOCIALFOOD

logo #socialfood

Il progetto #SOCIALFOOD nasce dall’esigenza di trovare una soluzione ad un problema che rappresenta una vera sfida nell’intero panorama mondiale della grande distribuzione organizzata:

  • Sviluppare un’interazione tra il mondo digitale, rappresentato principalmente dai Social network, e il mondo fisico, rappresentato da tutti i punti vendita.

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MARY POPPINS

Mary_Poppins_LogoFamily Friendly. Questo è il concetto base su cui si fonda il progetto Mary Poppins, che propone un servizio volto a migliorare l’esperienza degli adulti che hanno figli piccoli e che fanno la spesa insieme a bambini di un’età compresa tra zero e sei anni.

L’idea nasce da due direttrici fondamentali: la presa di coscienza di una forte necessità di servizio per una fascia di popolazione e consumatori – le famiglie contemporanee – non ancora completamente analizzata e soddisfatta; e la volontà di portare avanti la tradizione del prodotto Coop, che da 70 anni si sviluppa e innova seguendo – ma anche anticipando – le esigenze dei propri soci, consumatori e della società.

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CONSAPEVOLMENTE

LOGO CONSAPEVOLMENTEIl progetto Consapevolmente è nato da una domanda: soci e clienti sono a conoscenza del reale impegno che Coop mette in atto in merito a temi quali legalità, eticità, diritti dei lavoratori e sostenibilità ambientale, sociale ed economica?

La riflessione su questo tema è partita proprio da un aneddoto osservato direttamente da una collega: marito e moglie, durante la spesa in un negozio Coop, prendono un vasetto di marmellata “Frutti di Pace” dallo scaffale e dopo aver letto provenienza Bosnia, lo riappoggiano con aria disgustata, sbottando: “è bosniaca…che se la mangino loro!

La convinzione è quella che se la coppia di consumatori avesse saputo cosa sta dietro a quel vasetto di marmellata la reazione sarebbe stata completamente diversa. Da qui è nata l’idea che Coop potrebbe comunicare, ancor più di quanto già non faccia, i valori che stanno dietro alle sue scelte commerciali, creando un filo comune che unisca e valorizzi tutte le azioni che Coop compie in questo senso.

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T2 – tempo per te

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Il progetto t² – tempo per te – nasce dalla comune consapevolezza che il bene “tempo” sia diventato ormai una ricchezza enorme da non sciupare, ma anzi da valorizzare. Da qui l’obiettivo di proporre nuovi servizi all’interno del punto vendita che valorizzino la variabile Tempo nell’esperienza d’acquisto del socio e cliente Coop, intesa in due accezioni differenti:

  • come Risparmio di Tempo, per chi vede nel tempo una risorsa sempre più preziosa, ma allo stesso modo scarsa e ha necessità di impiegare il minor tempo possibile per fare la spesa e per usufruire dei servizi all’interno dei punti vendita;
  • come creazione di un Tempo di qualità, per coloro invece che hanno tempo e potrebbero trovare in Coop elementi di servizio che gli consentirebbero d’impiegarlo al meglio.

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Punti di Vista

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Punti di Vista nasce per raccontare i PDV Coop da molteplici prospettive.

È una raccolta di esperienze, di testimonianze e di iniziative promosse o svolte dalle Cooperative, che Scuola Coop ha intercettato e raccontato nelle sue attività.

Punti Di Vista vuole contribuire a far conoscere le tante cose interessanti che vengono proposte ogni giorno nei  nostri PDV.

È rivolto a tutti i lavoratori Coop!

Se sei un lavoratore Coop e vuoi accedere a PdV scrivi a segreteria@scuola.coop.it e ti diremo come fare!

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