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La meglio Coop

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E’ finito il quarto Contest. Martedì sera abbiamo premiato il gruppo vincente Spunti di Benessere, a cui vanno tutti i complimenti di Scuola Coop. Menzione speciale della Giuria a Consapevolmente, l’ultimo gruppo a presentare il proprio progetto. La discussione con la Giuria è stata da brividi. A loro è andato, non a caso, il più lungo applauso della lunga due giorni, se escludiamo quello finale riservato giustamente ai vincitori.

In tanti immaginano il Contest come un concorso di idee; se ne può cioè avere una rappresentazione astratta, di pura creatività in movimento. In realtà il Contest, se lo conosci da vicino, sono i gruppi che nascono a Scuola. Quest’anno erano otto, per un totale di sessanta colleghi, sotto i trentacinque anni.

Ma non sono i numeri che rendono. Devi vedere gli occhi. In questi mesi li abbiamo visti cambiare: da timidi, curiosi, diffidenti, a corrucciati, stanchi, arrabbiati, a speranzosi, spaventati, emozionati. Gli ultimi giorni erano commossi. Eravamo tutti commossi. I ragazzi (sono donne e uomini bell’e fatti ma non perdiamo il vizio di chiamarli così), Scuola Coop, Giovanni Roncucci e Roberta Varotto, anche alcuni tra i tanti colleghi che ogni anno ci aiutano a fare festa nei giorni conclusivi.

Eravamo ad ascoltare i gruppi partecipi ed emozionati, perché quest’anno, ancora meno che in passato, il clima delle presentazioni non è stato quello dell’ultimo giorno di scuola, in cui ti affidi a una parte imparata più o meno a memoria, esprimendo la fiducia che solo i riti sono capaci di infondere. Non ce ne vogliano i gruppi degli anni scorsi, non è un racconto che vuole sminuire le precedenti edizioni, anzi. Senza i precedenti tre Contest, non avremmo mai saputo cogliere le emozioni nuove.

C’era l’orgoglio nei volti: l’energia positiva che derivava dall’aver pensato per mesi a soluzioni in grado di migliorare la Coop, la propria cooperativa, i propri negozi, la vita dei colleghi e dei soci. Pensato con la serietà del dettaglio, misurandosi il più possibile con la prova dei fatti, attraverso interviste, rendering, sondaggi. L’orgoglio di parlare da pari con la Giuria di dirigenti. L’orgoglio di essere stati selezionati per il Contest e di essere arrivati in fondo. C’era anche qualcosa di più: la “presenza” dei gruppi su quel palco esprimeva la voglia di stare lì fino in fondo a difendere le proprie idee, non come si fa in un gioco sapendo che c’è un premio in palio (importante ma fino a un certo punto); piuttosto come si fa con i fondamentali, sentendo che in palio ci sono opportunità future da cogliere, ritardi da colmare, posti di lavoro da tutelare, una identità da salvaguardare. Quest’anno ci credevano, in media, con una forza che abbiamo sentito inedita.

Quest’anno non abbiamo sentito la disponibilità a sorvolare di fronte alle provocazioni della Giuria ad esempio, che ci sono sempre state, perché fa parte del gioco e perché la Giuria sapeva fare proprio bene il suo mestiere. Sui temi cardine la richiesta di attenzione è stata sottolineata, in ogni progetto, con intenzione autentica e marcata: l’ambiente, la salute e la qualità della vita dei soci, la formazione di chi lavora, l’innovazione, la responsabilità sociale e via e via.

E se ti chiedevi, ascoltandoli: che pensano questi ragazzi di Coop? La risposta ti arrivava diretta: che chiedono di più, che vogliono essere ascoltati, che sono preoccupati. Che sono pronti a dare un contributo maggiore e in diversi casi stanchi di aspettare. Più di uno ha già deciso di tornare a studiare o pensa di farlo, lasciando il lavoro perché non lo ritiene conciliabile con lo studio.

Scuola ha provato a essere un’ancora, in una fase in cui di ancore ce ne sono poche per tutti. Bisogna sapere che questo serbatoio di energia buona, più grande di quanto pensiamo, esiste.

E che la Coop di domani arriva da lì.

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