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L’ecologia organizzativa attraverso i progetti.

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La chiusura dei percorsi Artigiani della Complessità e Cittadinanza Cooperativa 2017.

A Scuola Coop a fine giugno abbiamo raccontato due percorsi che si sono chiusi in contemporanea. Si tratta di Artigiani della Complessità, alla prima edizione, partecipato da circa 25 responsabili di punto vendita che in passato hanno frequentato il Master, e Cittadinanza Cooperativa, alla seconda edizione, a cui hanno preso parte 20 colleghi di diverse cooperative e funzioni.

Perché un evento unico per raccontare due percorsi? Perché i punti di contatto sono molti. Vediamo i principali.

Iniziamo dalla prevalente docenza interna a Scuola Coop, valida in entrambi i percorsi. In Cittadinanza Cooperativa abbiamo attinto al patrimonio di conoscenze che negli ultimi 5 anni (in particolare) abbiamo accumulato. L’economia civile di Luigino Bruni e Leonardo Becchetti, gli studi sulla complessità di Alberto De Toni, i giochi sociologici di Stefano Tomelleri, la psicologia applicata di Adriano Zamperini, l’epistemologia di Miguel Benasayag, per citare i principali punti di riferimento, sono confluiti in un percorso in cui colleghiamo tra loro e mettiamo in circolo le idee. Abbiamo cercato di esserne i custodi, nel senso che l’etimologia latina suggerisce, cioè di averne cura ma anche di farle vivere, di imprimere loro energia nuova, che nasce dalle persone che ne parlano. Ci hanno aiutato, in aula, i molti documenti raccolti negli anni: libri, articoli, video-interviste girate a Scuola.

Per Artigiani della Complessità l’esperienza su cui fare leva era quella del Master Capi Negozio, che si tiene a Scuola da quando abbiamo aperto. L’enorme casistica organizzativa accumulata, il contributo della metodologia Capta per l’analisi dei flussi di acquisto della clientela, l’idea di governare la complessità studiando il dettaglio, l’elemento quotidiano e mai banale, anche se di piccola entità. L’idea che un pezzo in più venduto implichi un impatto nullo sulla struttura dei costi, che è rigida, ma invece possa fare la differenza sul fronte dei ricavi e del margine di punto vendita.

L’altro elemento che accomuna i percorsi è che si superano i confini. In Cittadinanza sono i confini che separano il dentro e il fuori da Coop. I partecipanti vestono i panni di cittadini della propria Cooperativa, chiedendosi come avere un impatto sul proprio ambiente di lavoro, fisico e relazionale, come fare micro interventi sull’organizzazione interna in modo che aumenti il benessere e migliori ogni genere di risultato: economico, di realizzazione personale e di clima. In Artigiani della Complessità i Capi Negozio superano il confine del proprio ruolo, nel senso di ampliarne l’area discrezionale e creativa. Individuare un’opportunità inesplorata nel proprio punto vendita, sviluppare un’analisi, migliorare i risultati di un reparto. Tutti i risultati: economici, di clima, di legame interno.

L’ultimo elemento di contatto è l’idea di ricerca, o se preferiamo di progetto. In entrambi i gruppi si sviluppa durante il percorso una progettualità individuale o di piccolo gruppo, che spesso scaturisce dalle intuizioni che nascono durante il lavoro quotidiano. Come preparo la mia scrivania per accogliere un collega che vuole conoscere il mio lavoro, in un’ottica di scambio orizzontale? Come faccio a vendere più fiori e piante nel mio negozio? Progetti che ci si stupisce non siano già in corso di realizzazione. E che da domani potrebbero ispirare l’azione concreta di un gruppo reale o, a seconda del tema, una progettualità di maggiore dettaglio.

Durante la giornata i progetti degli Artigiani e dei Cittadini li abbiamo ascoltati tutti, e se siete curiosi (giustamente!) i materiali li trovate in fondo alla pagina.

Abbiamo inoltre giocato al gioco delle trasparenze, quel giorno. Sotto le idee di progetto ancora da sviluppare, abbiamo lasciato intravedere la ricchezza di pratiche di artigianato intelligente e di cittadinanza cooperativa che già esistono, nelle nostre Cooperative.

Si prova a dimostrare che cogliere insieme tanti obiettivi – i risultati economici che migliorano, il clima che migliora, la soddisfazione dei clienti che aumenta e crea valore solido per il futuro, i legami sociali che si rafforzano dentro le Cooperative e nei luoghi della cittadinanza vera – è possibile, perché già succede.

Gli esempi virtuosi che abbiamo ascoltato e commentato, interessantissimi ma di certo non gli unici, sono stati:

  • Gli effetti della comunicazione a punto vendita dei contenuti valoriali dei prodotti Viviverde Coop, raccontati da Franco Cioni di Unicoop Firenze
  • I legami sociali inediti che nascono in uno spazio dell’Ipercoop di Collegno alle porte di Torino, raccontati da Sara Tresso di Novacoop
  • I piani operativi di piazza di Alleanza 3.0, che fondono il piano di marketing con l’indagine di clima interno, per realizzare un legame inedito della Cooperativa con le città; un legame a trecentosessanta gradi, che spazia dall’offerta commerciale, alla formazione per tutte le persone coinvolte, ai progetti che si realizzano con le cooperative sociali e i fornitori locali. Ha commentato il video realizzato in Alleanza, la collega Margherita Pattarozzi, una delle protagoniste.

Infine, siccome uno sguardo esterno a Coop non guasta, abbiamo pensato di commentare il vasto materiale condiviso, tra progetti e casi, con due ospiti preziosi.

Il professor Alberto Felice De Toni, Magnifico Rettore dell’Università di Udine, nonché studioso di sistemi complessi applicati alle organizzazioni, ci ha parlato di rapporto tra centro e periferia e di duplicazione del potere, guardando a sistemi organizzativi in cui gerarchia e auto-organizzazione coesistono, e funzionano.

Il professor Stefano Tomelleri, sociologo dell’Università di Bergamo, ci ha aiutato invece a fare sintesi dei tanti stimoli proposti. Mettendo in evidenza come lo sviluppare progetti nei gangli periferici dell’organizzazione, che sono quelli in cui l’innovazione nasce, consente alle persone di sottrarsi all’omologazione che necessariamente è proposta dal centro, poiché legata al bisogno di controllo.

I progetti come motori di un’ecologia organizzativa? Mettono in equilibrio i sistemi complessi? E allora viva i progetti, e a lavoro sulle condizioni di contesto che mettono in grado le persone di svilupparli senza entrare in conflitto con la routine. La questione è aperta, e a Scuola continuiamo a sviluppare buone pratiche.

A cura di Alessandra Gasperini

Materiali del 20 Giugno, giornata di chiusura:

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