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Impariamo dalle piante

“Secondo le stime più favorevoli al mondo animale, circa il 97% della vita sul nostro pianeta è vegetale”.

Stefano Mancuso ha iniziato così il suo discorso nell’auditorium di Scuola Coop, per la quarta giornata di Ortofrutta: territorio di confine, lo scorso 4 ottobre.  Ha poi proseguito sfatando alcuni “miti”, come il record per l’organismo vivente più grande, o il più vecchio. Tutti i record di questo tipo appartengono al mondo vegetale.

Ci ha fatto anche notare che il patrimonio genetico del riso è quattro volte maggiore rispetto a quello dell’uomo. Ciò significa che il DNA del riso è quattro volte più ricco del nostro.

“Il genoma contiene tutte le informazioni per il funzionamento di un essere vivente. Facciamo finta che sia un progetto. Se dovessimo scrivere il progetto di come si costruisce un cubo, sarebbe di una paginetta. Immaginate il progetto per costruire San Pietro”.

Ecco, il rapporto di complessità fra un uomo e una pianta è più o meno quello che intercorre fra una panchina e una cattedrale. Ma come è possibile?

I comportamenti delle piante

Stefano Mancuso è a capo di un laboratorio internazionale che, grazie ai suoi studi, potrebbe cambiare il paradigma con cui guardiamo il mondo. Il laboratorio si chiama LINV (Laboratorio Internazionale di Neurobiologia Vegetale).

Al LINV vengono studiati i comportamenti delle piante. Cioè come reagiscono agli agenti esterni, ma anche come percepiscono l’ambiente attorno a loro e come agiscono di conseguenza.  Sono tutte parole che di solito vengono associate al mondo animale, ma che con i suoi studi Mancuso ha dimostrato essere perfettamente adatte anche per quello vegetale.

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Le piante infatti percepiscono contemporaneamente una decina di cose dall’ambiente circostante, come  la presenza di luce, il pH, l’umidità, ma anche suoni e vibrazioni. Lo sa bene chi ha una casa in campagna e almeno una volta ha trovato i tubi rotti dalle radici. La pianta aveva sentito che lì ci passava dell’acqua e quindi ha cercato di entrarci.

Sul sito del LINV ci sono vari video e dimostrazioni di come e quanto le piante non siano affatto accomunabili al mondo minerale, cioè i sassi, per intenderci, come più o meno si pensava fino agli anni 2000. I vegetali si avvicinano molto al regno animale, anzi, lo scavalcano.

Il modello vegetale

“Gli animali fuggono dai problemi, le piante li risolvono”.

Con questa provocazione, Stefano ci ha fatto riflettere, e non poco. Gli animali infatti hanno la capacità di spostarsi. Semplificando: se hanno fame, vanno dove c’è il cibo; se hanno freddo, vanno dove c’è caldo. Le piante sono sessili, cioè radicate. Si possono muovere, ma non possono spostarsi. Devono risolvere qualsiasi problema gli si para davanti – compresa una capra che vuole mangiarle –  facendo affidamento su se stesse. È per questo che una “semplice” pianta di riso è quattro volte più complessa dell’uomo.

Per prima cosa le piante sono energeticamente efficienti. Sono adattabili, perché possono sopravvivere anche se vengono mangiate, appunto, per il 90% del loro organismo. Se le tagliamo, molto spesso anziché ucciderle le facciamo proliferare.

Ci sarebbero molti altri esempi da riportare, che vanno tutti a confluire in un punto cruciale: le piante riescono a fare tutto ciò perché non hanno un centro. Non hanno per esempio organi specifici per le varie funzioni. Possono percepire l’ambiente con tutto il loro corpo allo stesso tempo. Non possiamo ucciderle eliminandone solo una parte, perché il resto prospererà da solo. Sono un organismo modulare, capace di adattarsi.

Anche se queste considerazioni sono evidenti, ci fa notare Mancuso, noi abbiamo costruito tutto ciò che ci circonda prendendo come esempio il modello animale. Il Computer, uno dei simboli della modernità, è talmente simile a un animale da simularne persino gli organi. La “scheda video”, la “scheda audio”, la “memoria”. E in effetti, se una delle parti si guasta, perdiamo la funzionalità a cui è dedicata.

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Per contro, un esempio che abbiamo tutti i giorni davanti e che sembra aver fatto tesoro dell’esempio delle piante è il Web. Il Web funziona proprio perché non ha un fulcro guida, perché si autoalimenta, perché non si può controllare totalmente. Sembra un’applicazione pratica di ciò che dimostrano gli studi di Mancuso.

Le piante e le organizzazioni

Ci sono altri campi che trovano analogie negli studi del LINV, anche se potrebbero apparire molto lontani da essi. Per esempio le organizzazioni. È lo stesso Mancuso che nell’intervista che nell’intervista che ha fatto per Scuola Coop ci porta l’esempio di un’immagine dell’organizzazione della società indiana, cioè un uomo che nella testa ha i bramini, poi via via i mercanti, i soldati, eccetera, fino ad arrivare ai piedi, dove ci sono i paria.

Il modello di organizzazione piramidale, quindi gerarchico, che è stato disegnato per rappresentare miriadi di organigrammi, sembra proprio basato sul modello animale, con tanto di testa e vari organi.

Un modello del genere è sicuramente efficiente e veloce nell’esecuzione di comandi, ma è poco robusto. Ha dei punti molto sensibili che, se compromessi, potrebbero mettere in pericolo tutto “l’organismo”. E soprattutto è molto poco efficiente in termini di innovazioni.

La pianta invece è un modello che non ha organi specifici e quindi può distribuire sull’intero corpo tutte le funzioni che un animale concentra invece in determinati organi. È basato su una reiterazione di moduli. È innovativo, perché deve risolvere miriadi di problemi diversi per poter sopravvivere.

Forse, come chiude Mancuso: “Ripensare il mondo, partendo dalle organizzazioni aziendali, sino ad arrivare all’organizzazione della società, basandoci su un modello vegetale, anziché animale, potrebbe essere fondamentale per rispondere ai problemi della modernità.”

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